SEMBRA IERI……E INVECE E’ OGGI (da ascoltare e riflettere)

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I POLITICI HANNO LA MEMORIA CORTA …..

Si sa: i politici hanno la memoria corta. Ma i loro elettori forse hanno una memoria più corta dei politici che hanno votato!

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Qualche anno fa, il PD fece girare un manifesto (quello riportato sopra) con il quale si chiedevano le dimissioni di Berlusconi, allora presidente del consiglio, dato che la disoccupazione giovanile aveva raggiunto il 29 per cento.

Secondo gli ultimi dati ufficiali resi noti dall’ISTAT, durante il governo Renzi la disoccupazione giovanile ha toccato il record storico (negativo) del 44,2 per cento. E questo a livello nazionale. Se si scende al sud (in Puglia o in Calabria o in Sicilia), le percentuali di giovani disoccupati sono spaventose: oltre il 55 per cento.

Tutto questo nonostante misure distruttive dei diritti dei lavoratori come il Jobs Act, che avrebbero dovuto far esplodere la creazione di nuovi posti di lavoro. Così non è stato.

E Renzi, invece di ammettere che ha sbagliato e che non è stato capace, non solo di non migliorare la situazione, ma nemmeno di evitare che peggiorasse (come del resto tutti i suoi predecessori, da Berlusconi a Monti a Letta) cosa ha fatto?

Ha detto, con toni trionfalistici, “la macchina è finalmente ripartita”.…..

C.Alessandro Mauceri

Il Mar Morto potrebbe essere già …..morto

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Come è successo per il lago Aral, in Russia, anche il Mar Morto a breve potrebbe sparire. Il suo livello infatti si sta abbassando di più di un metro all’anno, e si stanno formando numerose doline (fenomeni in cui si formano delle conche simili a coni rovesciati) alcune grandi come un campo da pallacanestro. Negli ultimi quarant’anni, il livello del lago, si è abbassato di più di 25 metri, anche a causa della riduzione nell’afflusso dell’acqua dal fiume Giordano, il cui flusso viene deviato per utilizzarla per l’irrigazione dei campi.

Un fenomeno che già oggi ha effetti rilevanti su una delle principali fonti di reddito della popolazione locale: il turismo. A causa di questi fenomeni sono già crollate alcune strutture in

C.Alessandro Mauceri

I greci stanno portando i propri soldi all’estero …

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Qualche mese fa, poco prima della riunione definitiva con i membri della Troika, in Grecia le banche chiusero i propri sportelli ei bancomat. Il motivo fu chiaro da subito: cercare di impedire ai propri clienti di prelevare i propri risparmi.
Ciò nonostante molti riuscirono a effettuare prelievi consistenti o a chiudere i propri conti correnti: alla fine, le casse delle banche in Grecia vennero svuotate di oltre circa cinque miliardi di euro. Una somma rilevante considerando che, a fine di aprile, nelle casse delle banche elleniche erano depositati complessivamente circa 133,6 miliardi di euro.
Nessuno, fino ad ora, si è domandato che fine avessero fatto questi soldi. La gran parte dei clienti che hanno estinto i propri conti correnti i Grecia migliaia di piccole imprese, liberi professionisti e privati) hanno deciso di portare all’estero i propri soldi e hanno deciso di aprire nuovi conti in modo da poter continuare a gestire il proprio denaro senza il rischio di vedere chiudere gli sportelli o i bancomat. svolgere le loro transazioni senza le restrizioni previste dal controllo sui capitali imposto a fine giugno dal governo di Atene sugli istituti di credito ellenici.
Secondo Kathimerini, che cita fonti bancarie, sono state migliaia le richieste di apertura di nuovi conti correnti nelle banche cipriote, bulgare, romene, britanniche e tedesche. Un dato confermato dalla rivista tedesca derSpiegel che ha parlato di non meno di 60.000 greci che nelle ultime settimane, avrebbero hanno aperto conti bancari in Bulgaria.
Un fatto che non farà peggiorare ulteriormente le finanze elleniche.
C.Alessandro Mauceri

L’Italia, di fatto, è già commissariata…..

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Ennesimo rogo a Fiumicino e, immediatamente, si tornato a parlare si commissariamento per l’aeroporto e per il comune di Fiumicino. E nei gironi scorsi si è pronunciata la stessa parola a proposito di cella capitale: nei giorni scorsi, il sindaco di Roma, Marino, è riuscito ad evitare le dimissioni, ma a patto che acconsentisse al commissariamento dei dirigenti…

Tornano in mente le parole pronunciate da Luciano Canfora: “L’Italia di oggi è un paese a sovranità controllata”.

La verità è che tra sistemi elettorali incostituzionali come il Porcellum (nel frattempo, sono stati nominati ben quattro presidenti del consiglio dei ministri, Berlusconi, Monti, Letta e Renzi e due Presidenti della repubblica, Napolitano e Mattarella), presidenti di regioni eletti sebbene non eleggibili (come nel caso di De Luca, in Campania) e molti altri ormai a gestire il Bel Paese sembra siano rimasti solo i “commissari”.
Un sistema di “mettere una pezza” introdotto con la legge 400 del 1988: la norma stabiliva che il governo potesse farne uso per fronteggiare “temporanee esigenze” o per “realizzare specifici obiettivi”.
Il problema è che dopo diversi decenni questo principio è stato completamente stravolto e i commissari sono ormai ovunque. Al punto che oggi non si sa più neanche quanti sono. Nel 2005 Il Sole 24 Ore tentò di calcolarne il numero chiedendo lumi alla direzione generale del personale dello Stato: “Secondo le nostre stime” fu la risposta “siamo nell’ordine dei 10 mila, al 70 per cento nelle regioni meridionali”. DIecimila “tecnici” che costano agli italiani quasi un miliardo di euro ogni anno.

Ad oggi sono almeno un’ottantina i comuni commissariati, per “dimissioni della maggioranza dei consiglieri“, ma anche per altri motivi: se si guarda indietro nel tempo si scopre che ad essere stati commissariati per mafia sono stati più di duecentocinquanta comuni. Anche le province sono, di fatto, commissariate: l’abolizione delle province prevista dal governo, in attesa che nascano le città metropolitane, prevede il commissariamento delle 52 province.
Dai Comuni alle grandi opere. Dalle banche alle aziende. Oggi l’Italia è un paese intermante “commissariato”. Il numero di enti “commissariati” o gestiti in modo assolutamente antidemocratico è infinito.
Solo nell’ultimo anno, il governo ha provveduto ad assumere il controllo, piazzando i propri uomini/commissari, in enti come l’Anas, la Rai, Finmeccanica, Ferrovie dello Stato, il sistema aeroportuale, l’Expo 2015, al Mose di Venezia, all’autorità anticorruzione. Ci sono commissari per il sovraffollamento nelle carceri, per l’emergenza rifiuti, per gestire l’afflusso extracomunitari, l’emergenza nomadi, le calamità naturali, per la ferrovia Pontremolese, anche per organizzare la visita di Benedetto XVI a Milano in occasione della festa della famiglia, per la spending review e per le persone scomparse. E, ancora, per la Tav Torino-Lione, la Statale Jonica 106 in Calabria, il terzo valico ferroviario Milano-Genova, la Galleria del Brennero, la Siae, l’Agenzia Spaziale Italiana. Ad essere commissariata è stata perfino la Croce Rossa Italiana (prima negli anni ottanta e novanta, poi dal 2002 al 2005 e, infine, dal 2008 al 2013).
Questo modo di gestire al cosa pubblica fa comodo a molti. Ormai quasi tutto il paese è gestito da persone presentate come “superdirigenti” che, grazie a deroghe e proroghe, bypassano ogni forma di democrazia e di politica e istituzionalizzano le emergenze. I commissari straordinari sono una sorta di amministrazione parallela che fa molto comodo a chi vuole gestire la cosa comune dato che possono ricorrere a procedure accelerate e corsie preferenziali. E questo senza che né il Tar nè il Consiglio di Stato possano fare molto per intervenire. Come confermano dal Mise, il mandato conferito a questi superamministratori è fiduciario. Significa che l’unico rischio di revoca, non essendoci neppure una data di scadenza dell’incarico, è quello di un ricambio alla guida del dicastero.
E se la fiducia rimane il commissario rimane al suo posto per anni, a volte per decenni. Anche quando queste emergenze sono finite o si protraggono in modo inverosimile. Emergenze che non sembrano non finire mai molti di questi incarichi previsti temporanei e di breve durata si protraggono poi per anni e anni. Come nel caso di un ente a partecipazione pubblica che avrebbe dovuto essere liquidato nel 2004: ebbene a distanza di undici anni l’ente non è ancora stato liquidato e il commissario continua a percepire lauti stipendi ogni anno.
Per non parlare del fatto che a volte aver conferito l’incarico ad una persona è una scelta dubbia. Come nel caso dell’AD delle Ferrovie che è anche imputato per la strage di Viareggio. O come il commissario per i lavori del passante di Mestre, in carica dal 2003 al 2012, ma dal 2009 commissario delegato anche per la realizzazione della Pedemontana Veneta; e questo nonostante il Movimento 5 Stelle ne abbia chiesto le dimissioni chiede le dimissioni dopo l’arresto dell’assessore regionale Chisso nell’ambito dell’inchiesta sul Mose: per i parlamentari grillini «Vernizzi è uno stretto collaboratore di Chisso».
Il fatto è che, oltre al Parlamento, “occupato” da soggetti eletti con un sistema elettorale incostituzionale, ad essere gestita in questo modo è, ormai, buona parte dell’Italia. e ogni scusa è buona per commissariare un ente. Poco importa che sui tratti di un incendio nell’aeroporto di Fiumicino, dei lavori per l’Expo di Milano o del MOSE di Venezia. Piazzare un uomo di fiducia servirà a fingere di risolvere il problema. E a permettere di gestirlo al di fuori di ogni controllo.

Come ha detto l’amministrativista Sabino Cassese: “I commissari straordinari sono il sintomo del problema, della malattia. Si ricorre a loro, sempre di più, perché l’amministrazione ordinaria non funziona”.

C.Alessandro Mauceri

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Fiumicino, Luciano Canfora, legge 400/88, Sabino Cassese, C.Alessandro Mauceri

A quando la “giornata mondiale della giornata”?

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So bene che l’argomento è un po’ delicato, ma non potevo non parlarne: il 31 luglio si celebra la “giornata mondiale dell’orgasmo”. Un fatto assolutamente naturale, ma forse per questo così strumentalizzato da aver dedicato non una ma ben due giornate in suo onore (l’altra è il 21 dicembre, in concomitanza con il solstizio d’inverno).
L’idea, qualche anno fa, è nata ad una coppia americana, Donna Sheehan e Paul Reffell, che hanno pensato a celebrare questa giornata come forma di protesta per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle guerre nel mondo.
L’obiettivo della coppia era di “cambiare l’energia nella terra immettendone la quantità massima possibile di tipo positivo”.
Peccato che, in pochissimo tempo, la loro idea sia stata trasformata e convertita in una occasione per giustificare convegni, incontri e riunioni.

Ormai pare proprio che non si possa vivere o studiare qualcosa senza avergli prima dedicato una giornata mondiale.

Chissà quando si deciderà di celebrare la “giornata mondiale senza celebrazioni”, la “giornata mondiale della giornata”?

C.Alessandro Mauceri

Come valorizzare un parco archeologico? Ovvio: costruendoci sopra un parcheggio.

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L’Italia è un paese unico. In nessun altro paese sarebbe stato possibile vedere tagliati decine di alberi in pieno centro città sono per passare dei cavi (così si è detto). E in nessuno altro paese sarebbe stato possibile quello che è successo in Calabria: a Capo Colonna da poco sono stati ritrovati i resti del foro romano, ma gli scavi non potranno essere completati: nei giorni scorsi « la stesura di magrone su rete elettrosaldata è stata completata su tutta l’estensione del sagrato nei giorni scorsi». Solo dopo le proteste di molti cittadini avevano presentato proteste e dopo che finalmente la Soprintendenza ai beni archeologici calabrese aveva ordinato lo stop dei lavori nel parco archeologico la ditta si è fermata.

Per fermare i lavori sono state necessarie ben due interrogazioni parlamentari (la prima presentata da due esponenti Cinque stelle, Nicola Morra e Paolo Parente, la seconda da un gruppo di parlamentari del Pd), e le continue proteste dei cittadini, sorte dopo aver visto le betoniere distruggere il parco dove i visitatori erano obbligati a camminare su passerelle di legno, solo dopo tutto questo il ministero ha deciso di inviare gli ispettori per valutare l’impatto dei lavori sul sito.
Ma, come in molte altre tipicità italiche, la relazione degli archeologi è sparita nel nulla. Così, invece di sospendere i lavori e verificare la situazione, sono state inviati i militari per evitare che i manifestanti potessero imporre che venissero interrotti o rallentati.

Alla fine, proprio accanto all’antica città di Kroton, nel posto dove Pitagora creò la scuola della scienza, è stata gettata una colata di cemento che ha coperto almeno parte dei resti del foro romano appena scoperti.

E, per assurdo che possa sembrare, lo stato lo ha fatto con un progetto che prevedeva l’«ampliamento delle conoscenze della realtà archeologica e messa in sicurezza delle strutture archeologiche riportate in luce». Resta ancora da capire come sia possibile ampliare “le conoscenze della realtà archeologica” dopo averle coperte di cemento armato….

Ma non basta. La conferma che questa vicenda (come molte altre) verrà risolta “all’italiana” l’ha data il ministero che, alla prima delle interrogazioni ha risposto dicendo che «la soluzione progettuale adottata consente per un verso di conservare il dato archeologico nella sua oggettiva consistenza storica». Per farlo è stato assicurato che «il tracciato planimetrico delle strutture romane individuate verrà riproposto graficamente sulla pavimentazione del sagrato e le fasi dell’insediamento, nonché la storia degli scavi, verranno illustrati su pannelli didattici».

In altre parole, dato che ormai sul sito è stata gettata una colata di cemento armato, per fare vedere cosa c’è sotto, sul cemento verrà fatto un bel disegnino.

Un bel modo di valorizzare il patrimonio storico culturale nazionale (e di promuovere il turismo)……

C.Alessandro Mauceri

 

Geo-blocking: maximulta per la Disney (e altre società)?

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La Commissione europea ha aperto un’indagine antitrust nei confronti di Sky e di sei case cinematografiche statunitensi. Ad essere indagate sono Disney, Nbc universal, Paramount pictures, Sony, Twentieth century fox e Warner bros.

Secondo gli esperti della Commissione le imprese avrebbero violato le cosiddette “restrizioni contrattuali” che impediscono ai consumatori dell’UE fuori la Gran Bretagna e l’Irlanda di accedere ai servizi di Sky UK – il cosiddetto “geo-blocking. “I consumatori europei vogliono vedere i canali televisivi a pagamento di loro scelta, indipendentemente dal luogo di residenza o di viaggio in Europa,” ha detto Margrethe Vestager a capo del gruppo antitrust dell’Ue, “la nostra indagine mostra che essi non possono farlo oggi”.
Impedire ai consumatori di accedere ai servizi mediante clausole contrattuali che garantiscono “esclusività territoriale assoluta”, secondo la Commissione sarebbe in contrasto con i principi del libero mercato. “Crediamo che questo possa essere in violazione delle regole di concorrenza dell’Unione europea”, ha detto la Vestager.

La Commissione ha confermato che sono attualmente in corso indagini per verificare se la stessa violazione non avvenga anche in altri paesi da parte di altre società, tra cui Canal Plus Francia, Sky Italia di Italia, Germania Sky Deutschland e DTS in Spagna. “Continuiamo a esaminare l’accesso transfrontaliero ai servizi pay-TV in questi Stati membri”, ha detto il portavoce della Commissione Ricardo Cardoso.
Se venissero provate, le accuse della Commissione potrebbero cambiare il mondo in cui sono gestiti i servizi televisivi su abbonamento: per i servizi a pagamento potrebbe diventare obbligatorio essere visibili in tutti i 28 paesi dell’UE.

Ma non basta: se la Commissione dovesse giungere alla conclusione che sono stati violate le norme antitrust, le aziende potrebbero essere costrette a pagare una multa che, teoricamente, potrebbe essere superiore al dieci per cento del loro reddito lordo.

C.Alessandro Mauceri

Gli USA hanno progetti (militari) in Tunisia?

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Nei giorni scorsi Abdelaziz Medjahed, generale in pensione e analista politico, ha rilasciato una dichiarazione nella quale riferisce che l’attacco terroristico presso il complesso turistico di Sousse, in Tunisia, da molti attribuito a Isis, secondo lui è “una forma di pressione esercitata sulla Tunisia affinché accetti l’installazione di una base militare americana sul suo suolo”.

Secondo Medjahed in questo modo “gli Stati Uniti potrebbero finalmente stabilire l’AFRICOM (il Comando per l’Africa) nel Maghreb, a dieci anni dalla sua creazione”.

Una tesi che confermerebbe quello che pensano molti analisti: già oggi gli Stati Uniti dispongono di basi in quattordici paesi del Golfo, e cinque in Africa. Una presenza, ha detto il generale che “denota una chiara volontà delle grandi potenze di imporre la loro egemonia sulla regione al fine di impedire l’ascesa di Paesi emergenti come la Russia e la Cina, da parte dei paesi arabi linee di difesa dell’Occidente”.
Una tesi che sarebbe confermata dalla rivista Al-Arab che ha riferito che funzionari tunisini hanno raggiunto un accordo con il governo degli Stati Uniti, che permette agli Stati Uniti di trasportare attrezzature intercettazioni alla città di Haouaria in vista della costruzione di una base lì.
Il rapporto, che cita fonti dei servizi segreti italiani, sostiene che i funzionari degli Stati Uniti hanno già iniziato lo spostamento materiale sul suolo tunisino.

Non è la prima volta che si parla della possibilità di insediare una base americana in Tunisia: già nel 2013, i media locali avevano parlato di una unità militare americana che sarebbe stata insediata nel sud del paese.

Dall’inizio del 2015 gli Stati Uniti hanno triplicato il proprio contingente in Tunisia come parte di un pacchetto di aiuti finalizzato a combattere il terrorismo nella regione.
Una tesi che confermerebbe la teoria secondo la quale il baricentro delle azioni degli Usa si tarebbe spostando verso il Mediterraneo.

C.Alessandro Mauceri

Non passa giorno senza che il nuovo che avanza le spari grosse

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Ormai non passa giorno senza che il nuovo che avanza ne spari una delle sue. E più grosse sono più, almeno secondo lui, sono utili.

Nei giorni scorsi durante i lavori dell’XI Conferenza degli ambasciatori alla Farnesina, Renzi ha detto che loro devono rappresentare l’Italia come un Paese che “è per definizione un ponte tra l’Europa e l’Africa” e che “tra 20 anni sarà leader in Europa”. E ha aggiunto “non lo dico come training autogeno. Se facciamo quello che dobbiamo fare torneremo a essere un Paese guida”.
Sempre che l’Italia tra vent’anni ci sia ancora.
Sì perché in realtà gli economisti e gli esperti di tutto il pianeta, quelli che basano i propri discorsi sui fatti e sui numeri e non solo sulle parole, sembrano pensarla diversamente.

Pare che in un editoriale pubblicato sull’Independent, David McWilliams, abbia detto qualcosa di diverso: “Italia, Spagna e Portogallo rischiano di fare la stessa fine della Grecia. Si tratta di paesi dotati di enormi debiti crescita insufficiente e la disoccupazione alta. Di fatto, non possono competere con i tedeschi, non ne hanno la forza industriale, e, di conseguenza, le loro condizioni di vita sono a rischio”. In altre parole, secondo l’autore dell’articolo, l’Italia sarebbe sul punto di fallire.

Dello stesso parere un altro ricercatore. “Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà”. A riportare queste parole è Roberto Orsi, economista italiano, ma emigrato a Londra, che già nel 2013, sul suo blog, aveva pubblicato un’ analisi della situazione italiana intitolata The Quiet Collapse of the Italian Economy, “il tranquillo collasso dell’economia italiana”.

Ma lo studio che più di ogni altro avrebbe dovuto far riflettere il premier prima di pronunciare le sue parole, è quello del Fondo Monetario Internazionale. Per i tecnici di Washington, quelli sulle cui teorie e analisi fino ad ora è stata gestita l’economia di buona parte del mondo, per l’Italia ci vorranno almeno venti anni per tornare ai livelli pre-crisi. È quanto si legge nel rapporto sull’Eurozona del Fondo monetario Internazionale. Secondo le previsioni del Fmi, senza “una significativa ripresa della crescita”, per l’Italia sarà necessario il doppio del tempo necessario per altri paesi, come la Spagna (che impiegherà quasi 10 anni), per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi. E comunque, sempre che, affermano gli esperti del Fmi, l’Italia riesca ad «aumentare l’efficienza» della pubblica amministrazione.

Pubblica amministrazione e governo che sono stati oggetto di un altro studio, condotto dal World Economic Forum. che per chiarire le idee su quale sarà il futuro degli italiani e dell’Italia con questo governo ha stilato una graduatoria in base all’efficienza dei governi di 144 paesi basata sui risultati raggiunti dai singoli governi in relazione alle risorse impiegate. Ebbene in questa ricerca, il governo Renzi si è piazzato (udite udite) al penultimo posto dei 144 paesi esaminati. Peggio del governo del nuovo che avanza solo il Venezuela (che però è piagato da corruzione e violenza quasi endemiche).

Peccato che di queste pur autorevoli analisi, il governo non pare voler tenere conto: ma grazie alle sue scelte, fra vent’anni, l’Italia “sarà leader in Europa”. Se lo dice lui……..

C.Alessandro Mauceri