Le riserve idriche potabili presto non basteranno più, ma nessuno ne parla

Di acqua ormai sembra che parlino tutti. Addirittura pare che se ne dovesse parlare anche all’Expo 2015. Del resto che senso avrebbe organizzare una manifestazione internazionale come l’Expo 2015 intitolata “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” e poi non parlare di acqua? Sul sito ufficiale si è parlato anche delle manifestazioni correlate all’Expo e legate all’acqua. Manifestazioni che si sono svolte nell’ambito di Aquae Venezie 2015: la Giornata mondiale dell’Acqua, il Festival dell’Acqua, le Case dell’acqua. Una sorta di fiera nella quale si è dedicato ampio spazio a iniziative ludiche e ricreative (“parco giochi per bimbi sui gonfiabili”, “cooking show”, “i pesci del Veneto si presentano”, “la via della Seta attraverso le immagini” e simili – come riportato sul sito ufficiale).
Iniziative sempre rigorosamente accompagnate da cene luculliane, degustazioni, spettacoli e fuochi d’artificio, ma che non avranno alcun effetto sul “problema acqua”.

Del “problema acqua” ha parlato anche il Papa che, nell’Enciclica “Laudato si”, ha ricordato ai cristiani che “l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani”. Per Papa Bergoglio “il problema dell’acqua è in parte una questione educativa e culturale, perché non vi è consapevolezza della gravità di tali comportamenti in un contesto di grande iniquità”. Secondo il Pontefice è indispensabile un “consenso mondiale che porti, ad esempio, a programmare un’agricoltura sostenibile e diversificata, a sviluppare forme rinnovabili e poco inquinanti di energia, a incentivare una maggiore efficienza energetica, a promuovere una gestione più adeguata delle risorse forestali e marine, ad assicurare a tutti l’accesso all’acqua potabile”.

La realtà è che, al di là di manifestazioni, feste, ricchi premi e cotillon, l’acqua potabile comincia a scarseggiare. Non si tratta di catastrofismo. A lanciare l’allarme è stato l’Ordine dei Geologi: già oggi, “nel mondo, un miliardo e 600 milioni di persone vive senza e in Italia le perdite della rete idrica sono del 35% all’anno, per un costo di 200 milioni” ha detto Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. E le cose, in barba alle promesse fatte anno dopo anno, sembrano peggiorare rapidamente: “Senza politiche adeguate si rischia di arrivare entro pochi anni a tre miliardi di persone che non hanno accesso all’acqua potabile. Una considerazione alla quale vanno aggiunti gli sprechi e l’uso di materiale inquinante”. Secondo Graziano, un italiano su tre ha problemi con i depuratori, e dai rubinetti l’acqua esce ‘a singhiozzo’, soprattutto al Sud. A questo bisogna aggiungere l’inquinamento del 40% di fiumi e laghi che produce gravi emergenze ambientali e sanzioni economiche da parte dell’Ue.
Una situazione che in Italia, ma anche nel resto del mondo, è resa ancora più grave dall’inquinamento e dalla cattiva gestione degli impianti. Come è possibile ciò in un mondo che è principalmente coperto d’acqua? Il problema è che oltre il 90% delle acque della terra è salato. Meno del 5% è dolce e ancora meno è potabile. Ma non basta: delle acque dolci il 70% viene destinato all’irrigazione agricola, 20% all’industria e solo il 10% serve per dissetare l’uomo.
Come ha detto qualche anno fa Maude Barlow, “la popolazione mondiale è triplicata nel XX secolo, ma il consumo di acqua è aumentato di sette volte”. E con la crescita della popolazione è aumentata non solo la domanda di acqua potabile ma anche di cibo e, quindi, del fabbisogno d’acqua per l’agricoltura e l’allevamento. Secondo la Fao è evidente come “il diffuso degrado e la crescente scarsità delle terre e delle risorse idriche stiano mettendo a rischio un gran numero di sistemi di produzione alimentare chiave in tutto il mondo, costituendo una seria minaccia alla possibilità di riuscire a sfamare una popolazione mondiale prevista raggiungere i 9 miliardi di persone entro il 2050”.
Uno scenario drammatico che non è una previsione, ma uno stato di fatto: già oggi circa 2,4 miliardi di persone – un terzo della popolazione mondiale – non ha accesso a servizi igienici adeguati (a dirlo sono l’UNICEF e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel rapporto “Progress on Sanitation and Drinking-Water 2013”). E di questi, 761 milioni usano servizi igienici condivisi o pubblici e 693 milioni utilizzano servizi igienici che non rispettano i requisiti minimi di igiene.
«Questa è un’emergenza non meno sconvolgente di un grande terremoto o di uno tsunami» ha dichiarato Sanjay Wijesekera, Responsabile UNICEF per i programmi su Acqua e Igiene. «Ogni giorno centinaia di bambini muoiono per colpa delle precarie condizioni igieniche».
Uno stato che è destinato a peggiorare nel tempo. Per due motivi: se è vero che la popolazione e la domanda di acqua potabile crescono costantemente, per contro, è pur vero che la quantità a disposizione non aumenta (anzi, come vedremo, diminuisce).
A ciò bisogna aggiungere un altro fattore non meno importante: i maggiori responsabili dei consumi e dell’inquinamento sono i paesi in via di sviluppo. E, dato che le industrie sono le maggiori responsabili del consumo di acqua e dell’inquinamento delle sorgenti, è proprio questo processo di industrializzazione e di “sviluppo” che sta peggiorando lo stato delle acque. Oggi, il paese che vanta il triste primato delle acque inquinate, è lo stesso che ha la crescita più alta del proprio Pil: la Cina, dove però, ogni anno, 360 miliardi di metri cubi di acqua, il 26% delle acque inquinate in tutto il mondo, diventano inutilizzabili a causa dell’eccessivo inquinamento.

Nel 1995, Ismail Serageldin, vice presidente della Banca mondiale, lanciò l’allarme: “Nel prossimo secolo le guerre scoppieranno per l’acqua”. Sono trascorsi vent’anni dalla sua premonizione e molti esperti mondiali pensano che l’acqua è un problema geopolitico in fase di gestazione, una mina che potrebbe scoppiare da un momento all’altro. Un allarme che va di pari passo con la crescita demografica e con le migrazioni di massa: in un mondo in cui vivono miliardi di persone, l’acqua è orami un bene paragonabile all’oro: l’oro blu. Non a caso, da alcuni anni, i maggiori investitori delle varie borse mondiali hanno cominciato a investire in “acqua”.

Un problema di cui nessuno, però, parla seriamente. A volte si parla del problema della “fame nel mondo”, di “nutrire il pianeta”. Forse sarebbe giusto che si cominciasse anche a parlare anche della “sete nel mondo”. Stranamente, però, di questo, nè all’Expo 2015 nè nelle manifestazioni per l’”acqua”, a Milano, a Venezia o in altre parti del mondo, non parla nessuno.

C.Alessandro Mauceri

Tag
Acqua, Expo 2015, Aquae Venezie 2015, Papa Bergoglio, Ordine dei Geologi, Gian Vito Graziano, Maude Barlow, UNICEF, Organizzazione Mondiale della Sanità, “Progress on Sanitation and Drinking-Water 2013”, Sanjay Wijesekera, Ismail Serageldin, C.Alessandro Mauceri

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