Tasse, tasse e ancora tasse

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Renzi non perde occasione per cercare di convincere gli italiani che, da quando c’è “lui”, le tasse sono diminuite, che il prossimo anno non si pagherà più l’Imu (dimenticando di aggiungere che le tasse sugli immobili si pagheranno sempre solo con un altro nome) e simili. Si ostina a cercare di convincere gli elettori. Ma gli italiani ormai sembrano non credergli più: gli ultimi sondaggi parlano di un gradimento in continuo calo per le decisioni prese dal PD (poco al di sopra del 33per cento e scende a un ritmo vertiginoso).
“Niente nuove tasse né tagli ai servizi nel Documento di economia e finanza per il 2016. Chi ne parla dice cose false. Capisco che non siate abituati, ma da quando siamo al governo è così. Ricorderete la misura degli ottanta euro”. Queste le parole pronunciate dal premier, Matteo Renzi, durante la conferenza stampa subito dopo il primo esame del Def da parte del Consiglio dei Ministri.
Come al solito, a smentirlo sono i numeri. La Tari, ad esempio, dal 2008 ad oggi è aumentata del 100per cento (ad affermarlo è Confesercenti) e, solo nell’ultimo anno (ovvero da quando c’è il nuovo che avanza), è aumentata del 20 per cento: un regalino che è costato agli italiani circa dieci miliardi di euro.
Secondo un’analisi condotta dal Centro studi di Unimpresa, sui dati contenuti nel Documento di economia e Finanza approvato il 10 aprile scorso dal consiglio dei ministri, quello che attende gli italiani, nei prossimi anni, è un consistente aumento delle tasse: una stangata da oltre 100 miliardi di euro in cinque anni. Stando al documento approvato dal governo, si avrà un costante aumento delle entrate tributarie e previdenziali fino a 881 miliardi di euro. A cominciare proprio dal 2015 quando entrate tributarie e previdenziali saliranno a quota 785,9 miliardi. Altro che ridurre le tasse: gli italiani verranno spolpati fino all’osso.
Già lo scorso anno, Renzi aveva promesso che, grazie alle sue scelte (imposte a colpi di ddl e voti di fiducia), il carico fiscale sarebbe diminuito. I numeri dimostrano che non ha mantenuto la promessa: in media la pressione fiscale è stata del 43,5 per cento, tra le più alte al mondo.
Secondo lo studio condotto dalla Cgia che ha confrontato la pressione fiscale dei principali Paesi Ue nel 2014, gli italiani hanno pagato quasi mille euro (904 per l’esattezza) di tasse più degli altri europei. La verità è che il carico fiscale italiano è tra i più alti dell’Ue. Tra i paesi Ue, la pressione fiscale più elevata si riscontra in Francia: a Parigi, il peso complessivo di imposte, tasse, tributi e contributi previdenziali è pari al 47,8 per cento del Pil. Seguono il Belgio, con il 47,1 per cento, la Svezia, con il 44,5 per cento, l’Austria, con il 43,7 per cento e, al quinto posto, l’Italia. Ma c’è un dato di cui la statistica non tiene conto: in molti dei paesi in cui il carico fiscale è maggiore i servizi sono efficienti (basti pensare a Svezia e al Belgio). In Italia, invece, spesso gli italiani sono costretti a pagare le tasse due volte (quante volte, ad esempio, non sono stati costretti a preferire lo specialista a pagamento piuttosto che il medico della mutua?).
“Per pagare meno tasse – ha detto Paolo Zabeo della Cgia – è necessario che il governo agisca sul fronte della razionalizzazione della spesa pubblica; con tagli agli sprechi, agli sperperi e alle inefficienze della macchina pubblica”. E, invece, chissà come mai di riduzione della spesa pubblica non si parla mai.
La verità è che, nonostante le promesse preelettorali di Renzi, le tasse aumenteranno. E già dal 2015: “Entro il prossimo 30 settembre”, ha continuato Zabeo, “a seguito della mancata autorizzazione dell’Unione europea all’estensione del reverse charge alla grande distribuzione, il Governo dovrà reperire altri 728 milioni di euro, altrimenti è previsto un aumento delle accise sui carburanti di pari importo”.
In poche parole, altre tasse.
C.Alessandro Mauceri

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