LA SICILIA NON E’ LA SOLA AD ESSERE SPACCATA IN DUE…..

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Nelle scorse settimane, migliaia di persone hanno manifestato contro la costruzione, in Nicaragua, del canale che collegherà gli oceani Pacifico e Atlantico. Si tratta di un’opera faraonica la cui realizzazione è stata affidata al gruppo cinese Hknd, Hong Kong Nicaragua Canal Development Company che è guidato dal miliardario cinese Wang Jing.

Secondo i manifestanti, il progetto avrebbe costi ambientali insostenibili. Una tesi confermata da un rapporto presentato dall’Environmental Resources Management (Erm), durante un workshop alla Florida International University (Fiu). Gli studiosi hanno lanciato l’allarme dicendo che l’opera potrebbe causare un massiccio cambiamento ecologico in Nicaragua e nei paesi limitrofi. In particolare, il progetto sarebbe insufficiente per ciò che riguarda la qualità dell’acqua, la geologia, l’impatto della rimozione dei sedimenti, l’erosione e la pesca. Ciò che desta maggiori preoccupazioni è la disponibilità di acqua necessaria per il canale: il progetto prevede di scaricare nel Lago Cocibolca (uno dei maggiori bacini del Sudamerica) i sedimenti rimossi dai canali di navigazione e di utilizzare l’acqua del lago per muovere le chiuse del canale. Una soluzione ritenuta da molti poco affidabile a causa del clima fortemente stagionale e variabile. Con alternarsi di periodi di siccità e uragani.

Per contro la Hong Kong Nicaragua Canal Development Company ha sottolineato che la valutazione dell’Erm, non è completa e che non misura adeguatamente l’impatto del progetto. Un progetto di dimensioni enormi. Basti pensare che il canale attraverserà il territorio nicaraguense da est a ovest per circa 278 chilometri, con un tratto di 105 km nel Lago Cocibolca, e avrà un’ampiezza tra i 230 e i 520 metri e una profondità fino a 30 metri. Dimensioni di gran lunga maggiori di quelle storiche del canale di Panama.
Alle forti preoccupazioni per la deforestazione, l’impatto sulla biodiversità acquatica del canale e il rischio di estinzione per piante e animali, si aggiunge un altro problema: l’espropriazione dei terreni dove sorgerà il canale interoceanico. “Ci vogliono togliere le terre per darle ai cinesi”, hanno detto molti abitanti. Per questo i dirigenti indigeni della costa caraibica del Nicaragua hanno chiesto al governo nicaraguense di rispettare la Convenzione ILO 169 sui diritti dei popoli indigeni e tribali e la dichiarazione delle Nazioni Unite riferita al decennio dei popoli afrodiscendenti. I contestatori ritengono che realizzare un porto di acque profonde nella comunità Rama di Bankukuk/Punta de Águila, dove si trova la riserva principale degli indigeni di lingua Rama, e attraversare con questa rotta parte del territorio Rama e Kriol e delle comunità nere, creole, indigene di Bluefields, potrebbe avere effetti devastanti su tutto il territorio della Raas.
Nei giorni scorsi, però, la vicenda ha assunto una connotazione politica. Tra le tante voci contro il progetto c’è anche quella del poeta Ernesto Cardenal, ormai da anni oppositore del sandinismo: “Vedremo passare le navi, non potremo produrre alimenti e neppure bere l’acqua del lago. In quella zona sono in tanti a vivere della pesca”, sottolinea lo scrittore, ricordando che il progetto colpirà, in un modo o in un altro, 36 centri abitati oltre ad alcuni isolotti.
Di diversa opinione il presidente Daniel Ortega. Di certo influenzato da motivazioni di carattere economico ed occupazionale: il progetto del canale comprende sei sotto-progetti del valore intorno ai 40 miliardi di dollari. Inoltre, il tutto avrà ripercussioni sull’occupazione: la realizzazione dell’opera richiederà 50 mila lavoratori nel settore delle costruzioni e offrirà 200 mila posti di lavoro in totale. Un progetto che, secondo la Camera delle imprese costruttrici del Nicaragua, potrebbe portare nuova linfa al paese: oltre al canale, è prevista la costruzione di due porti, una zona di libero commercio, un complesso turistico con quattro hotel, un aeroporto e nuove vie di comunicazione.

Ma forse l’aspetto più rilevante, quello che più di tutto spinge per la realizzazione di quest’opera è quello economico. Le vie di comunicazioni che sono importanti e più di ogni altro per la Cina: la realizzazione del canale consentirà a questo paese di approvvigionarsi facilmente di petrolio e gas naturale dal Venezuela (per il nuovo canale potranno passare navi di stazza ben maggiore rispetto a quelle che oggi possono passare per il canale di Panama). Una scelta strategica che potrebbe avere effetti rilevanti nei prossimi decenni: vista l’ascesa del paese come centro manifatturiero, poter gestire infrastrutture come il canale che si sta costruendo sarà una risorsa strategica che influenzerà non poco gli equilibri geopolitici globali futuri.

C.Alesssandro Mauceri

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