Guai a toccare la Troika…….

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Durante gli incontri tra il capo di governo greco Tsipras e i funzionari della Troika, in molti rimasero sorpresi per l’assenza di Yaris Varoufakis, che, subito dopo, presentò le proprie dimissioni.

In molti pensarono che potesse trattarsi di un dictat imposto dalla Troika, ma non c’erano prove. In questi giorni, però, se ne è avuta la conferma. L’ex ministro delle finanze greco ha deciso di rendere pubblico qual’era il suo famoso piano B: Varoufakis aveva messo su un progetto per sostituire l’euro con la dracma.

Per farlo, Varouflakis avrebbe organizzato una task force composta da esperti ai quali era stato dato incarico di creare in sei mesi un sistema bancario parallelo, ma basato sulla dracma. Niente moneta complementare, come pure si era detto prima delle dimissioni, né tanto meno servilismi come quelli accettati da Tsipras e imposti ai greci con le votazioni che si sono tenute in parlamento nei giorni scorsi: è ben chiaro a tutti che si tratta di soluzioni inutili e inefficaci (lo dimostra il fatto che il nuovo ministro delle finanze Tsakalotos è già stato costretto a battere di nuovo cassa alla Bce).

Gli esperti scelti da Varouflakis sarebbero dovuti entrare nei sistemi informatici del fisco ellenico e, dopo aver prelevato le informazioni di tutti i contribuenti, avrebbero dovuto creare un sistema identico ma parallelo e basato sulla vecchia moneta greca, per bypassare il controllo delle banche. Un progetto ardito che come ha detto Kathimerini, in una teleconferenza con alcuni membri di hedge fund internazionali, secondo Varoufakis avrebbe permesso di risolvere molti dei problemi finanziari della Grecia.

Un piano che però è fallito (chissà cosa sarebbe avvenuto se invece avesse avuto successo e se fosse stato replicato in altri paesi dell’area euro?). E, non appena si è venuto a sapere in cosa consisteva il famoso piano B, le contromisure della Troika non si sono fatte attendere. Prima con le dimissioni, praticamente imposte. Poi, nei giorni scorsi, si è parlato addirittura della possibilità di incriminare Varoufakis per “alto tradimento”. Un avvocato e il sindaco di una piccola città greca (tanto piccola che nessuno ne ricorda il nome…) hanno presentato la denuncia presso l’Alta Corte di giustizia greca. Ora sarà il parlamento greco a decidere se accogliere la richiesta e revocare l’immunità di cui gode Varoufakis, in quanto deputato. Ma non basta. Per rendere la lezione più severa possibile, un altro gruppo di avvocati, avrebbe preannunciato di voler sporgere denuncia nei confronti dell’ex ministro accusandolo di “ostruzionismo nei negoziati”.

L’ex ministro naturalmente si è difeso dalle accuse. Ha risposto dichiarando che le sue azioni rientravano pienamente nel mandato ricevuto dal capo del governo e che l’eventuale necessità di accedere ai server del suo stesso ministero ricorrendo a sistemi simili all’hackeraggio, sarebbe stato dovuto alla cessione di grosse parti della sovranità nazionale ellenica alla Troika. Anzi Varoufakis è andato oltre: ha attaccato la Troika di esercitare una sorta di commissariamento occulto. Una tesi che lui stesso ha ribadito titolando una sua lettera aperta da titolo “C’è qualcosa di marcio nelle restrizioni nascoste di sovranità nell’Eurozona”.
Una affermazione che conferma ciò che molti, in Europa e non solo, hanno sempre pensato, ma che nessuno fino ad ora aveva mai osato denunciare (e tanto meno a questi livelli).

C.Alessandro Mauceri

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