Le banche? Alcune sono sul punto di cominciare a scavare sui conti dei clienti…..

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Nelle scorse settimane, il governo, dato che non era ancora riuscito a creare la bad bank (ovvero quell’ente che dovrebbe caricare sulle spalle dei cittadini italiani tutti i rischi connessi alle cattive gestioni delle banche private presenti sul territorio), ha fatto approvare al parlamento una leggina con la quale, dal primo gennaio 2016, veniva consesso alle banche in crisi di prelevare somme non solo dalle azioni, ma anche dalle obbligazioni e perfino dai conti correnti dei clienti (ma solo al di sopra dei 100mila euro). Quello che in termini tecnici si chiama bail-in.

Nessuno ne parlò (tranne noi e pochi altri). E anche quelli che denunciarono questo modo di fare venne ro tacciati di negativismo e di volere screditare le banche, nessuna delle quali avrebbe mai fatto una cosa simile nei confronti dei propri clienti.

Sono passate poche settimane e i nostri timori si sono concretizzati (e prima del previsto).
La nuova normativa sul salvataggio delle banche sarebbe dovuta entrare in vigore non prima di gennaio 2016, ma la Banca Romagna cooperativa (Brc), 21 sportelli, dalla scorsa settimana è stata messa in liquidazione dopo aver accumulato perdite per circa 40 milioni. E, come ha fatto notare anche Fitch, sono state adottate misure analoghe a quelle previste dal decreto salva banche: di certo questo passerà alla storia come il primo caso in Italia di salvataggio a carico degli azionisti e dei risparmiatori. Il bail-in della Brc riguarda i creditori subordinati, ovvero i clienti che hanno sottoscritto le obbligazioni junior della banca (una clausola di subordinazione prevede che il rimborso di questi prestiti avvenga solo dopo il rimborso di tutti gli altri creditori).

A salvare i clienti potrebbe essere il Fondo di Garanzia istituzionale delle Bcc, che «in via volontaria e in assenza di qualsiasi obbligo», come si legge nella nota del commissario liquidatore, ha deciso in questo caso, di rimborsare i sottoscrittori dei bond. Ma, di sicuro, si tratterà di un caso isolato e non di una prassi usuale.

Un caso, quello della banca romagnola, che potrebbe non essere l’unico. Secondo i dati riportati nell’ABI montly outlook, il bollettino dell’Associazione Bancaria Italiana, la quantità e la percentuale di titoli in sofferenza (sia nette che lorde) delle banche italiane continua ad aumentare. Nel mese di maggio 2015, ultimo dato ufficiale, queste sofferenze sono aumentate di oltre il 10 per cento. Un chiaro segno che le banche italiane stanno continuando ad erodere il “margine” di sicurezza costituito dal capitale a loro disposizione.

Una scelta prevedibile: perché non rischiare dato che, in caso di problemi, grazie alle ultime leggi imposte dal governo Renzi, a pagare saranno gli italiani?
Una situazione grave per il Bel Paese, ma che non è rosea neanche per gli altri paesi europei: nessuna delle scelte politiche imposte dalle BCE potrà avere successo fino a quando i livelli di crediti inesigibili saranno così elevati.
E stando le cose non potrà esserci una reale trasmissione del credito (al di là delle pubblicità fatte dalle banche). E senza credito alle persone e alle imprese, molti paesi europei continueranno ad essere in crisi. Ma forse è proprio questo che qualcuno vuole…..

C.Alessandro Mauceri

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