Non passa giorno senza che il nuovo che avanza le spari grosse

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Ormai non passa giorno senza che il nuovo che avanza ne spari una delle sue. E più grosse sono più, almeno secondo lui, sono utili.

Nei giorni scorsi durante i lavori dell’XI Conferenza degli ambasciatori alla Farnesina, Renzi ha detto che loro devono rappresentare l’Italia come un Paese che “è per definizione un ponte tra l’Europa e l’Africa” e che “tra 20 anni sarà leader in Europa”. E ha aggiunto “non lo dico come training autogeno. Se facciamo quello che dobbiamo fare torneremo a essere un Paese guida”.
Sempre che l’Italia tra vent’anni ci sia ancora.
Sì perché in realtà gli economisti e gli esperti di tutto il pianeta, quelli che basano i propri discorsi sui fatti e sui numeri e non solo sulle parole, sembrano pensarla diversamente.

Pare che in un editoriale pubblicato sull’Independent, David McWilliams, abbia detto qualcosa di diverso: “Italia, Spagna e Portogallo rischiano di fare la stessa fine della Grecia. Si tratta di paesi dotati di enormi debiti crescita insufficiente e la disoccupazione alta. Di fatto, non possono competere con i tedeschi, non ne hanno la forza industriale, e, di conseguenza, le loro condizioni di vita sono a rischio”. In altre parole, secondo l’autore dell’articolo, l’Italia sarebbe sul punto di fallire.

Dello stesso parere un altro ricercatore. “Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà”. A riportare queste parole è Roberto Orsi, economista italiano, ma emigrato a Londra, che già nel 2013, sul suo blog, aveva pubblicato un’ analisi della situazione italiana intitolata The Quiet Collapse of the Italian Economy, “il tranquillo collasso dell’economia italiana”.

Ma lo studio che più di ogni altro avrebbe dovuto far riflettere il premier prima di pronunciare le sue parole, è quello del Fondo Monetario Internazionale. Per i tecnici di Washington, quelli sulle cui teorie e analisi fino ad ora è stata gestita l’economia di buona parte del mondo, per l’Italia ci vorranno almeno venti anni per tornare ai livelli pre-crisi. È quanto si legge nel rapporto sull’Eurozona del Fondo monetario Internazionale. Secondo le previsioni del Fmi, senza “una significativa ripresa della crescita”, per l’Italia sarà necessario il doppio del tempo necessario per altri paesi, come la Spagna (che impiegherà quasi 10 anni), per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi. E comunque, sempre che, affermano gli esperti del Fmi, l’Italia riesca ad «aumentare l’efficienza» della pubblica amministrazione.

Pubblica amministrazione e governo che sono stati oggetto di un altro studio, condotto dal World Economic Forum. che per chiarire le idee su quale sarà il futuro degli italiani e dell’Italia con questo governo ha stilato una graduatoria in base all’efficienza dei governi di 144 paesi basata sui risultati raggiunti dai singoli governi in relazione alle risorse impiegate. Ebbene in questa ricerca, il governo Renzi si è piazzato (udite udite) al penultimo posto dei 144 paesi esaminati. Peggio del governo del nuovo che avanza solo il Venezuela (che però è piagato da corruzione e violenza quasi endemiche).

Peccato che di queste pur autorevoli analisi, il governo non pare voler tenere conto: ma grazie alle sue scelte, fra vent’anni, l’Italia “sarà leader in Europa”. Se lo dice lui……..

C.Alessandro Mauceri

 

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