Come valorizzare un parco archeologico? Ovvio: costruendoci sopra un parcheggio.

Capo_colonna

L’Italia è un paese unico. In nessun altro paese sarebbe stato possibile vedere tagliati decine di alberi in pieno centro città sono per passare dei cavi (così si è detto). E in nessuno altro paese sarebbe stato possibile quello che è successo in Calabria: a Capo Colonna da poco sono stati ritrovati i resti del foro romano, ma gli scavi non potranno essere completati: nei giorni scorsi « la stesura di magrone su rete elettrosaldata è stata completata su tutta l’estensione del sagrato nei giorni scorsi». Solo dopo le proteste di molti cittadini avevano presentato proteste e dopo che finalmente la Soprintendenza ai beni archeologici calabrese aveva ordinato lo stop dei lavori nel parco archeologico la ditta si è fermata.

Per fermare i lavori sono state necessarie ben due interrogazioni parlamentari (la prima presentata da due esponenti Cinque stelle, Nicola Morra e Paolo Parente, la seconda da un gruppo di parlamentari del Pd), e le continue proteste dei cittadini, sorte dopo aver visto le betoniere distruggere il parco dove i visitatori erano obbligati a camminare su passerelle di legno, solo dopo tutto questo il ministero ha deciso di inviare gli ispettori per valutare l’impatto dei lavori sul sito.
Ma, come in molte altre tipicità italiche, la relazione degli archeologi è sparita nel nulla. Così, invece di sospendere i lavori e verificare la situazione, sono state inviati i militari per evitare che i manifestanti potessero imporre che venissero interrotti o rallentati.

Alla fine, proprio accanto all’antica città di Kroton, nel posto dove Pitagora creò la scuola della scienza, è stata gettata una colata di cemento che ha coperto almeno parte dei resti del foro romano appena scoperti.

E, per assurdo che possa sembrare, lo stato lo ha fatto con un progetto che prevedeva l’«ampliamento delle conoscenze della realtà archeologica e messa in sicurezza delle strutture archeologiche riportate in luce». Resta ancora da capire come sia possibile ampliare “le conoscenze della realtà archeologica” dopo averle coperte di cemento armato….

Ma non basta. La conferma che questa vicenda (come molte altre) verrà risolta “all’italiana” l’ha data il ministero che, alla prima delle interrogazioni ha risposto dicendo che «la soluzione progettuale adottata consente per un verso di conservare il dato archeologico nella sua oggettiva consistenza storica». Per farlo è stato assicurato che «il tracciato planimetrico delle strutture romane individuate verrà riproposto graficamente sulla pavimentazione del sagrato e le fasi dell’insediamento, nonché la storia degli scavi, verranno illustrati su pannelli didattici».

In altre parole, dato che ormai sul sito è stata gettata una colata di cemento armato, per fare vedere cosa c’è sotto, sul cemento verrà fatto un bel disegnino.

Un bel modo di valorizzare il patrimonio storico culturale nazionale (e di promuovere il turismo)……

C.Alessandro Mauceri

 

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