Venticinque anni fa la guerra era diventata spettacolo e strumento mediatico.

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Il 2 agosto di venticinque anni fa i carri armati iracheni invadevano il Kuwait. Fu il gesto che segnò l’inizio di una serie di guerre in medio oriente che dura ancora oggi. Ma non fu solo questa la novità che venne dalla guerra in Kuwait: per la prima volta, grazie ai reporter della CNN, tutti furono coinvolti nel “fare la guerra”. Attraverso le televisioni, le immagini e i reportage dai campi di battaglia entrarono nelle case degli americani e, subito dopo, nelle case di tutti.
La guerra non fu più una cosa estranea (anche nel caso di conflitti come il Vietnam o la Cambogia il coinvolgimento popolare era stato molto secondario). Da allora, tutte le guerre sono diventate anche un mezzo mediatico.

Lo dimostrano le decapitazioni dell’Isis, diffuse in rete e in tutti i notiziari. Lo dimostra il fatto che, quando su Wikileaks, il sito di Julian Assange, è stato reso pubblico il verbale della riunione dei ministri della Difesa dei paesi dell’Unione europea (svoltasi a Bruxelles l’11 maggio scorso) in cui si parlava di un accordo sottoscritto dai ministri degli esteri di tutti i paesi Ue che autorizzava l’uso della “forza militare contro infrastrutture civili in Libia per fermare il flusso di migranti” in violazione delle normali direttive (“L’EUMC [il Comitato Militare dell’Unione Europea, n.d.r.] riconosce che non c’è abbastanza tempo per sviluppare ed ottenere l’approvazione del Consiglio di opzioni militari strategiche. Pertanto, l’EUMC determina che un robusto IMD è necessaria per affrontare ulteriormente le questioni individuate nel presente parere militare”), in quell’occasione, si pensò necessario prevedere anche una strategia da adottare nel campo dell’informazione, dato “il rischio per la reputazione dell’Ue in caso di qualsiasi trasgressione percepita dall’opinione pubblica a causa di eventuali incomprensioni riguardanti compiti e obiettivi” della missione, o nel caso di eventuali “perdite di vite umane attribuite, correttamente o meno, all’intervento o all’inazione della forza europea” (punti 38 e 39 del documento).

Venticinque anni fa è avvenuto un fatto nuovo: la guerra è diventata spettacolo e strumento mediatico.

C.Alessandro Mauceri

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