Il Clean Power Plan di Obama: è poco nella sostanza e odora molto di propaganda elettorale

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In questi giorni non c’è stato un solo giornale che non abbia dedicato spazio alla notizia della decisione del presidente degli Usa Barak Obama di ridurre le emissioni di gas serra del 32 per cento entro il 2030. Un piano presentato da un presidente che alcuni hanno definito “ispirato”.
E come non crederlo, sentendo il presidente pronunciare parole come “quando il mondo incontra le sfide più dure, è l’America a guidare sulla strada da seguire”.
Nessuno però si è preso la briga di far notare che in realtà questa comunicazione il presidente Obama avrebbe dovuta farla lo scorso anno in concomitanza dell’incontro di Lima per il “Lima Call for Climate Action” e poi, a fine anno a Parigi. Quindi a ben vedere gli Usa non sono in anticipo, ma in ritardo.
E sono in ritardo anche quanto a proposte concrete. In primo luogo perché sono molti i paesi che hanno proposto di ridurre concretamente le emissioni in misura ben maggiore di quanto ha promesso di fare Obama. La Norvegia, ad esempio, ridurrà le emissioni di almeno il 40 per cento (e cinque anni prima degli Usa). O la Svizzera, che ha previsto la riduzione delle emissioni di gas serra del 50 per cento. E perfino il Gabon, che ha presentato un programma di riduzione delle emissioni simile a quello della Svizzera. E anche la Russia ha promesso di ridurre le proprie emissioni del 25-30 per cento nel periodo 2020-2030.
Ma non basta. In realtà queste promesse non differiscono molto da quelle già fatte dal presidente Obama anni fa. Nella maggior parte dei casi si tratta di riduzioni imposte e non volontarie: secondo Kyle Ash, Senior Legislative Representative di Greenpeace, le regole EPA sulle centrali elettriche promesse da Obama arrivano dopo che ben otto anni fa la Corte Suprema aveva emesso una sentenza che imponeva agli Usa di ridurre le emissioni di CO2. Secondo Ash si tratta di misure “tristemente inadeguate e poco ambiziose”, specie se viste assieme “al disastroso desiderio dell’amministrazione Obama di aumentare le estrazioni delle riserve federali di carbone, gas e petrolio”.
Una tesi dimostrata anche dai dati: Obama ha promesso che, entro il 2030, il “suo” Clean Power Plan taglierà le emissioni del settore elettrico del 32 per cento rispetto ai livelli del 2005. nessuno ha fatto rilevare che il 2005 è l’anno in cui le emissioni Usa hanno raggiunto il loro massimo storico. Da allora sono già scese (dato 2013) di circa il 13 per cento. Quindi in poche parole promettere di ridurre le emissioni del 32 per cento “rispetto al 2005” equivale a dire che le si ridurrà di non oltre il 20 per cento! Una bella differenza.
Si tratta di numeri, inoltre, che non tengono conto della “compensazione”: in pratica, un singolo paese (ovviamente uno di quelli maggiormente industrializzati e, quindi responsabile di maggiori emissioni inquinanti) può continuare ad operare oltre i limiti dovuti a patto, però, che un altro Paese (magari uno di quelli che, essendo meno industrializzati, hanno anche minore impatto sull’ambiente) si impegni a non superare limiti ben inferiori a quelli consentiti.
Ciò nonostante Obama non ha rinunciato a pronunciare parole “ispirate” dicendo che “nulla minaccia di più il nostro futuro e quello delle nuove generazioni del cambiamento climatico”.
La verità di tanta ispirazione, forse, è da cercare altrove. Ad esempio, nelle ormai prossime elezioni. Obama non ha mancato di cercare di toccare il cuore degli elettori: “Ridurremo le morti premature” legate all’inquinamento “del 90%”. E ha continuato: “ci saranno 90.000 attacchi di asma in meno tra i bambini ogni anno”.
La prova che si tratti di una manovra preelettorale viene proprio dal gelo dei repubblicani: Marco Rubio ha fatto notare, ad esempio, che gli esperti dell’amministrazione dovrebbero sviluppare delle politiche “buone per l’ambiente, ma buone anche per la nostra economia”. immediata la risposta anche di Jeb Bush che ha detto che quello di Obama è un piano “irresponsabile”, che va “contro i governi degli Stati, che farà perdere il lavoro ad infinite persone ed aumenterà il costo dell’energia per tutti”.
Anche l’ex governatore del Wisconsin, Scott Walker, non ha mancato di dire la sua. Secondo lui il piano “dovrebbe essere chiamato il Costoso Piano per l’Energia”, per le ripercussioni che avrà sui lavoratori e sul costo dell’energia.
La replica di Obama non si è fatta attendere: “Se ci tenete così tanto a chi ha problemi economici e alle minoranze, allora cominciate a proteggere l’aria che respirano”. E ha aggiunto “il nostro piano farà risparmiare ad ogni americano 85 dollari l’anno sulle bollette di luce e gas”.

C.Alessandro Mauceri

Su http://www.notiziegeopolitiche.net/?p=55154

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