Non è vero che i giovani italiani sono “BAMBOCCIONI”

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C’era una volta un ministro che si chiamava Fornero, uno dei “tecnici” chiamati a salvare l’Italia (peccato che anche a causa di un “errore” sia stata causata una voragine di svariati miliardi nelle casse dello stato). La stessa che, nel corso di una conferenza, scoppiò in lacrime, commuovendo tutti i giornalisti (che non fecero più molta attenzione a quello che stava dicendo). La stessa che, nel novembre 2012, disse dei giovani che «non bisogna mai essere troppo “choosy” (schizzinosi, ndr), meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale».

A distanza di tre anni (e tre governi, più o meno tecnici, ma, di sicuro, non eletti dagli italiani), nessuno ha pensato di valutare quali siano stati i risultati delle misure introdotte dal governo tecnico di cui lei faceva parte (e dai successivi).

Ebbene, dal 2012, proprio il periodo del governo Monti, ad oggi, la disoccupazione giovanile è raddoppiata. Fino al 2009, nonostante la crisi ormai manifesta e le condizioni economiche certo non rosee del Bel Paese, la percentuale di disoccupati di età tra i 15 e i 26 anni (dati Istat) si aggirava intorno al 25 per cento. Nel 2014, (udite, udite) ha superato il 42 per cento.
Ma ciò che più dovrebbe fare riflettere è la valutazione tecnica fatta dal ministro del governo tecnico. I giovani italiani non sono affatto dei “bamboccioni”, come sono stati classificati forse frettolosamente e certamente ingiustamente: dai dati emersi nell’ultimo sondaggio di Openjobmetis, è risultato che la maggior parte (58 per cento) dei giovani neo-diplomati (18-19 anni) è pronto a entrare nel mondo del lavoro. Più della metà degli intervistati ha deciso di non proseguire il proprio percorso di studi, ma di iniziare a lavorare. Un dato in linea con quanto è emerso da un rapporto del Miur che conferma un netto calo dei giovani che aspirano ad un titolo di studio superiore, la laurea.
La verità è che la gran parte dei giovani italiani ha la testa sulle spalle ed è davvero alla ricerca del primo impiego per aiutare la propria famiglia. Il fatto è, come ha confermato l’antropologo Marc Augè, che “viviamo in una società che preferisce spingere i vecchi a restare giovani per sempre, piuttosto che dare la possibilità ai giovani di diventare adulti”. Secondo lo studioso francese, “per diventare adulti e indipendenti, i giovani avrebbero bisogno innanzitutto di un lavoro, che però è sempre più raro, aleatorio e provvisorio”.
Contrariamente a quello che pensano certi “tecnici”, i giovani a causa della crisi, “rinunciano ai sogni per accettare quello che trovano: lavori precari, poco qualificati e sottopagati. La vocazione è un lusso cui non hanno diritto. Più che un lavoro attraverso cui realizzarsi, cercano un impiego che permetta di sopravvivere. C’è chi cerca ancora di seguire le sue aspirazioni, ma è sempre più raro chi ci riesce”.

Il problema è che molti dei giovani che non hanno i giusti aiuti, le giuste spinte, sanno che non hanno prospettive. Non è vero che i giovani non vogliono lavorare. Sono gli anni di cattiva gestione della cosa comune che hanno spento le loro speranze. I giovani ormai vedono il lavoro non come una aspirazione e una realizzazione, ma come disuguaglianza e ingiustizia: da un lato vedono dirigenti poco preparati che “guadagnano tantissimo anche quando fanno male il loro lavoro” (lo dimostrano anche gli scarsi risultati ottenuti a livello nazionale dalle misure adottate dagli ultimi governi “tecnici”); dall’altro, anche i giovani più preparati non vedono apprezzato il proprio valore e spesso sono costretti ad accettare incarichi poco soddisfacenti o scarsamente remunerati pur di poter essere indipendenti. “Non contano merito e talento, ma la fortuna. Per i giovani il lavoro ha perso valore”, ha detto Augè.

La prova che questa è la situazione è data da un evento che potrebbe sembrare pirandelliano. Nei giorni scorsi, sono stati migliaia ad iscriversi al ‘Corso per diventare posteggiatore abusivo’ creato su Facebook, a Catania: una provocazione (si spera), ma al tempo stesso la conferma (per chi ancora non lo avesse capito) che non è vero che i giovani sono dei bamboccioni. Sono molti i giovani esasperati dalla mancanza di opportunità di lavoro di qualunque tipo e che sarebbero disposti a fare di tutto pur di avere un minimo di autonomia e di indipendenza e di non essere mantenuti dalla famiglia.

Ma tutto questo, molti tecnici al governo, forse, non lo sanno.

C.Alessandro Mauceri

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