Ictus: un nuovo caso ogni tre minuti (ma nessuno ne parla)

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Ci sono malattie che causano ogni anno centinaia di migliaia di morti ma che non ricevono la dovuta attenzione.
Una di queste è l’ictus cerebrale che oggi è la prima causa di disabilità e la seconda causa di morte e di demenza nel mondo. Questa malattia colpisce circa 200000 persone ogni anno, una ogni 3 minuti. Senza contare che, a volte, gli effetti lasciati dalla malattia su chi ne è stato colpito sono pesanti e comportano un costo enorme per il servizio sanitario nazionale: 3,7 miliardi di euro,solo a livello nazionale e circa 27 miliardi a livello comunitario.
Eppure molte di queste morti,di questi disagi (e di questi costi) potrebbero essere evitati con una corretta diagnosi. A dirlo sono i risultati del Progetto Eis (European Implementation Score) che ha analizzato questa patologia in 10 Paesi: Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Lituania, Polonia, Scozia, Spagna e Svezia. Secondo i ricercatori “fino al 40% dei pazienti non riceve cure adeguate ai più recenti standard scientifici, con un sostanziale sottoutilizzo degli interventi potenzialmente disponibili”, ha detto Di Carlo. Ma non basta esiste anche una sostanziale differenza tra i vari paesi europei sotto il profilo dell’efficienza: “I Paesi con miglior qualità complessiva dell’assistenza sono caratterizzati dalla presenza di stroke unit (unità specificamente dedicate all’assistenza del paziente con ictus), audit a livello nazionale e indicatori di performance e benchmarking delle strutture”.
Per una volta, l’Italia non è ultima in una classifica internazionale: ha ottenuto risultati accettabili “in 5 degli 11 indicatori analizzati (politiche nazionali, strategie educative, attività degli opinion leader, interventi complessi, organizzazioni di pazienti), contro gli 8 della Svezia, i 10 di Inghilterra e Scozia”. Come spesso capita (e come accadrà sempre più spesso dopo i tagli alla sanità voluti dal governo Renzi) le carenze per il Bel Paese vengono dalle risorse economiche a disposizione.
Come al solito, pesante il divario tra nord e sud dell’Italia: “si sottolinea il diverso livello di implementazione tra regioni del Nord, del Centro e del Sud. In queste ultime si evidenzia l`insufficienza di atti normativi, materiali e campagne informative, audit e protocolli tra fase acuta, medicina generale e servizi riabilitativi”.
C.Alessandro Mauceri

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