Che succede se erutta il Vesuvio? Non si sa…..

Hamilton-Campi_Phlegraei

Nei giorni scorsi alcuni studiosi hanno lanciato l’allarme circa una possibile prossima eruzione del Vesuvio. A lanciare l’allarme, durante i lavori della XII conferenza mondiale dei geoparchi ospitata ad Ascea, nel Parco nazionale del Cilento, è stato il vulcanologo giapponese Nakada Setsuya, da molti ritenuto uno dei maggiori esperti di terremoti. Setsuya ha dichiarato che “il Vesuvio erutterà, è sicuro perchè è un vulcano attivo, anche se non si può prevedere quando”. Tra il 2000 e il 2012, il suolo si sarebbe sollevato di almeno 20-30 centimetri. Un dettaglio preoccupante, che è stato accompagnato da una sequenza di micro terremoti, nuovi fumaroli ogni giorno e da ripetuti fenomeni dell’ormai famoso bradisismo flegreo. Tutti fenomeni considerati precursori di una possibile eruzione.
L’allarme è stato confermato da due vulcanologi italiani, Giuseppe Mastrolorenzo e Lucia Pappalardo, che in uno studio pubblicato su “Nature”, hanno lanciato l’allarme per le condizioni del vulcano: una sacca di magma ospitata in una caldera a una profondità di 10 chilometri tra il Vesuvio e i Campi Flegrei potrebbe risalire in superficie dando luogo ad una pericolosissima eruzione.

Il fatto che il Vesuvio possa eruttare non è niente di nuovo. Il problema è che nell’area a rischio vivono oltre tre milioni di persone. Il ricercatore giapponese ha detto che, visto che ci sono abitazioni nell’area sino ai piedi del vulcano, “gli italiani devono discuterne e preparare un piano per gestire la situazione”.
È questo che ha scatenato dichiarazioni a non finire. A cominciare da quelle rilasciate dal responsabile regionale dei Verdi Ecologisti Francesco Emilio Borrelli. “Tutto il mondo – ha detto Borrelli – è preoccupato e lancia allarmi per i vulcani del napoletano. Solo la Protezione Civile nazionale continua a dormire sogni beati rinviando di anno in anno il piano dei Campi Flegrei e non aggiornando quello del Vesuvio”.

Accuse pesanti ma che, come sempre in Italia, hanno reso ancora più difficile da comprendere la realtà: non è vero che non esiste un piano di emergenza predisposto dalla protezione civile. La rete di monitoraggio delle attività vulcaniche è molto sviluppata e sul sito della Protezione civile esistono non uno ma molti “piani di emergenza Vesuvio”. Il primo, risalente al 2001, venne poi integrato nel 2007. E poi è stato aggiornato, ancora, proprio nel 2015, per individuare o ridefinire le zone di “pericolosità” Rossa, Gialla e Blu. Sono stati definiti i “livelli di allerta” e le “fasi di allarme”. Con l’ultimo aggiornamento la zona controllata è passata da interessare ben 25 comuni rispetto ai 18 del piano iniziale.
Ma allora qual è il problema? Il problema è che non è vero che non esiste un piano di emergenza Vesuvio. Il fatto è che questo piano è poco più che un mero studio teorico. Come hanno ribadito lo stesso Borrelli e Gianni Simioli: “Sarebbe il momento di realizzare le prove di evacuazione e trasformare tutta questa teoria in un minimo di pratica per gli abitanti del territorio. Per ora nessuno che abita in quelle zone è minimamente coinvolto in questi piani e tanto meno ha chiaro cosa dovrà fare in caso di emergenza”.
È questo il vero problema e il vero rischio Vesuvio: tutti sanno che una eruzione ci sarà. Forse sarà tra un mese, forse tra un anno o più. Questo nessuno può dirlo con esattezza. Di certo, però, c’è che se ciò dovesse accadere ora (o a breve) non si sarebbe in grado di affrontare il problema in modo sicuro. Mancano le infrastrutture, i piani e i mezzi per evacuare la zona. E anche i piani esistenti, secondo molti degli esperti, sono strutturalmente carenti. Se il Vesuvio dovesse eruttare, le autorità non sarebbero nemmeno in grado di evacuare l’area a rischio: secondo alcune stime ci sarebbe il panico tra la popolazione e si creerebbero code interminabili (alcune stime parlano di un ingorgo lungo 800 chilometri).

Parole, studi, monitoraggi, conferenze e dibattiti (l’ultimo organizzato con l partecipazione dell’Ordine dei Geologi è previsto, a settembre prossimo, presso un centro commerciale dal nome “renziano”: Centro Commerciale Vulcano Buono) in cui si discute, si mostrano immagini (ormai monitoraggi vengono fatti con i droni…), giochi per bambini (potranno essere geologi per un giorno….), ma niente che permetta in caso di eruzione di ridurre i danni alla popolazione.

C.Alessandro Mauceri

 

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Un pensiero su “Che succede se erutta il Vesuvio? Non si sa…..”

  1. In realtà il piano di emergenza esiste : contiene livelli di allerta,fasi,gemellaggi,catena comando,ecc… Manca solo il piano di evacuazione. Trattandosi di un piano di emergenza che prevede un unico rischio – L’ERUZIONE – ed una sola risposta operativa di tutela – L’EVACUAZIONE – mancando i piani di evacuazione il piano d’emergenza è allora uno strumento se non vuoto assolutamente inutile. Tutto qui… Trattandosi di un piano che si fregia del titolo di nazionale, il dipartimento della protezione civile difficilmente potrà scrollarsi dalle spalle le responsabilità afferenti che sono molte. E’ l’unico piano di rilevanza nazionale che abbiamo in Italia… atteso tra l’altro da venti anni e ancora non se ne vede la fine… La salvezza dei vesuviani continua ad essere assicurata da una provvidenziale clemenza geologica…

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