Migranti: come mai un cambiamento così repentino?

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Mentre tutti i media riempiono le prime pagine di immagini del bambino morto sulla spiaggia e di rifugiati felici e sorridenti al loro arrivo in Germania, nessuno ha pensato di analizzare alcuni aspetti fondamentali del problema che ormai ha assunto dimensioni globali.

In primo luogo, nessuno si è preso la briga di chiedere alla Germania, al Regno Unito e agli altri Paesi che hanno deciso di accogliere questi rifugiati, cosa li ha spinti ad un così repentino cambiamento. Non più tardi di qualche mese fa, tutti questi paesi, infatti, si erano detti contrari a ricevere anche uno solo dei migranti che continuano a sbarcare sulle coste dell’Italia e della Grecia.
Ora, improvvisamente, hanno scoperto che queste persone sono anche loro “fratelli” e “sorelle” e si sono precipitati ad accoglierli con tanto di cori e di cartelloni alle stazioni d’arrivo.

Un cambiamento improvviso e, già solo per questo, sospetto. Tanto più che in molti casi non si è trattato di proporre un modo per risolvere il problema migranti: i migranti ovvero quelli che entrano in Europa dall’Italia e dalla Grecia restano “migranti” e sono e continueranno ad essere un problema principalmente italiano: come ha dichiarato il capo della polizia Alessandro Pansa, in una lettera al direttore generale per gli Affari Interni e l’Immigrazione Matthias Ruete, spesso le autorità non sono neanche in grado di identificarli. Ben altra cosa che selezionarli nel loro paese di origine prima di farli partire per la Germania o per il Regno Unito!

Anche un altro aspetto, non meno importante, non è stato tenuto in considerazione. I rifugiati e i profughi che alcuni paesi europei si sono dichiarati pronti ad accogliere, vengono da paesi dove, da anni, sono in corso guerre e missioni di pace che fanno molto comodo (economicamente e politicamente) ai paesi che ora si stanno dichiarando pronti ad affrontare uno degli effetti dei conflitti: i rifugiati e i profughi. Senza questi conflitti, forse, il problema dei flussi di persone attraverso il Mediterraneo non esisterebbe neanche.

Ma c’è un altro punto di cui nessuno ha parlato e che, invece, è fondamentale per comprendere questo cambiamento nelle scelte politiche internazionali di questi giorni. Fino ad ora a prendersi cura dei rifugiati e dei profughi nei campi di prima accoglienza organizzati proprio al confine dei paesi scenario dei conflitti è stato l’UNHCR,l’ufficio per i rifugiati delle Nazioni Unite.
Recentemente, però, pare che questa agenzia si sia accorta di non disporre più delle risorse economiche sufficienti per soddisfare la domanda sempre crescente di fondi per assistere milioni e milioni di persone nei campi profughi in Medio Oriente e in Africa. In molti dei campi non è più possibile fornire gli approvvigionamenti necessari, manca il cibo e l’assistenza sanitaria è solo superficiale e a singhiozzo. Una situazione che è diventata intollerabile per quattro milioni di persone che ora non hanno altra alternativa se non quella di tentare la via verso l’Europa. A confermarlo è stato l’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, António Guterres, che ha detto che la macchina internazionale per l’assistenza “non è rotta – nel suo insieme sono più efficaci rispetto al passato. Ciò che è venuto meno è il sostegno finanziario”. La conseguenza è che gli ultimi mesi hanno visto drastici tagli alle razioni alimentari per i profughi siriani in Libano e in Giordania, così come per i rifugiati somali e sudanesi in Kenya. I Darfur che vivono nei campi in Ciad sono stati avvertiti che le loro razioni potrebbero cessare definitivamente prima della fine dell’anno. Allo stesso modo i servizi delle Nazioni Unite sono stati chiusi su gran parte dell’Iraq, lasciando milioni di sfollati senza accesso alle cure sanitarie.
Secondo Guterres: “Nel 2010 gli sfollati erano 11.000 al giorno; l’anno scorso sono stati 42.000. Ciò significa che un drammatico aumento della necessità, dal rifugio all’acqua e ai servizi igienici, al cibo, all’assistenza medica, all’istruzione”. Ma, per contro, le risorse a disposizione dell’UNHCR, nel 2015, sono state inferiori a quelle dello scorso anno. E attualmente meno della metà delle somme a disposizione dell’UNHCR deriva da donatori internazionali: a volte troppo impegnati nel tentativo di salvare le proprie economie interne, altre volte senza disponibilità di fondi dopo aver destinato una parte eccessiva del proprio bilancio in armi e armamenti per combattere le guerre che causano il flussi migratori di cui i giornali parlano ogni giorno (proprio nei giorni scorsi il presidente francese ha comunicato di aver avviato le procedure per eseguire attacchi aerei su obiettivi in Siria).
È questa (insieme alla decisione di Israele di erigere barriere al confine con la Giordania) la ragione principale che sta spingendo molte persone a lasciare i campi profughi e a cercare di raggiungere l’Europa. Ed è questo il motivo che ha spinto molti paesi a effettuare una cernita dei rifugiati e ad accoglierne alcune migliaia, prima che il flusso di persone dirette verso l’Europa diventi incontrollabile (non solo dal punto di vista quantitativo ma anche dal punto di vista qualitativo).
A confermarlo è l’Organizzazione mondiale della sanità che ha dichiarato che, a fronte di una richiesta di 60 milioni di dollari per finanziare l’assistenza sanitaria in Iraq, finora è riuscita a racimolare solo 5,1 milioni dai donatori. Michelle Gayer, direttrice per la gestione del rischio di emergenza presso l’Oms ha riferito che il divario tra il bisogno di interventi e le somme disponibili rischia di causare danni permanenti alla salute pubblica in intere popolazioni. “Le persone non sono stati vaccinati, che soffrono di malnutrizione, hanno problemi di salute mentale a causa del conflitto” ha detto.
Ciò che non hanno detto né l’UNHCR né l’Oms è che molte di queste guerre non esisterebbero (o non avrebbero mai avuto le conseguenze che hanno) se non fosse stato per la decisione di molti paesi occidentali di intervenire militarmente. Gli stessi che, oggi, si fanno belli mostrando sui giornali come accolgono felicemente i rifugiati che scappano dall’inferno che loro hanno causato….

 

C.Alessandro Mauceri

 

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