Renzi vorrebbe cambiare l’Air force one italiano (se no come fa ad andare a vedere la finale degli USA Open ?)

Qualche mese fa, per dimostrare la propria voglia di attuare la riduzione della spesa pubblica, la famosa spending review, il premier Renzi comunicò la decisione del governo di mettere in vendita molte auto blu. Un settore, quello delle auto blu (o grigie, come vengono chiamate alcune delle auto utilizzate da politici e simili), che da molti anni fa dell’Italia lo zimbello del pianeta: in un paese dove le famiglie cercano di elemosinare la spesa e dove si fa di tutto per economizzare, la pubblica amministrazione è quella che dispone del più vasto parco auto del mondo. Un sistema che, ovviamente, comporta un costo spaventoso per i contribuenti. E proprio per questo motivo, il “nuovo che avanza” decise di dare un segno della “nuova” politica che intendeva introdurre e promise di ridurre sensibilmente i costi per i trasporti e di ridurre il parco auto. Promise di metter e in vendita molte delle auto blu ingiustificate (come le Maserati in dotazione alle Forze Armate) o obsolete e anche i ministeri avrebbero partecipato e in totale non avrebbero dovuto esserci più di 93 auto (e invece nei parchi auto se ne contano oltre un migliaio).

Una manovra in pieno stile renziano, con tanto di proclami sulle prime pagine dei giornali e di vendite online (su un famoso sito di aste online). Un sistema, però, che, come molti prevedevano, non diede i risultati promessi. Le entrate furono minime e, specie nella seconda tornata di aste, molti veicoli non ricevettero nemmeno un’offerta.
Alla fine, la vendita delle auto blu in rete si rivelò un flop: ad oggi sono state vendute poco più di un centinaio di auto. Ma soprattutto non pare che gli italiani abbiano risparmiato un solo centesimo.

Tanto più che, stando alle informazioni di questi giorni, i costi per i trasporti dei massimi esponenti politici potrebbero subire un’improvvisa impennata: pare che il governo abbia deciso di spendere centinaia di milioni di euro per rinnovare i trasporti destinati alle maggiori autorità dello stato. Secondo fonti non confermate, il governo avrebbe deciso di acquistare un nuovo aereo per i voli di stato. Fino ad ora, oltre agli aerei già disponibili, ai voli militari e agli elicotteri (qualche tempo fa destò scalpore che per andare in vacanza il premier aveva utilizzato un elicottero di stato), per i voli “ufficiali” veniva utilizzato un A319 CJ. Volo dignitosissimo, ma insufficiente a ostentare la magnificenza dei governanti del Bel Paese.
Per questo Matteo Renzi ha deciso di cambiare marcia, anzi aereo e di acquistare, per i voli di stato, un velivolo ben più grande e lussuoso (si parla di un A330). Un aereo grande il doppio di quello attualmente adoperato e cinque volte più capiente e al quale saranno apportate le modifiche del caso: il nuovo velivolo dovrà essere dotato di almeno una camera matrimoniale con bagno (per il presidente del Consiglio e la sua consorte?), di spazi di lavoro con divanetti e tavolini per il seguito, e della possibilità, come fanno altri presidenti, di imbarcare i giornalisti che seguono l’agenda internazionale di Palazzo Chigi in giro per il mondo, una sorta di Air Force One all’italiana.
Ovviamente il nuovo aereo sarà sì più grande ma anche molto più costoso: si parla di una spesa di circa 200 milioni di dollari, oltre 175 milioni di euro (somma ben diversa dagli spiccioli ricavati dalla vendita di poche auto blu vecchie), e anche i costi d’esercizio non saranno gli stessi di quello attuale.

Fonti del governo hanno cercato di giustificare la decisione dicendo che questo tipo di aereo permetterà di effettuare voli transoceanici senza effettuare scali. Altri hanno detto che, in realtà, la procedura era già stata avviata durante il governo Letta.
Ciò che è certo è il dubbio sulla necessità di costringere i contribuenti a sostenere simili spese, specie in un momento di vacche magre come quello attuale. Davvero era indispensabile dotarsi di un velivolo capace di circa 300 posti?
Senza dire che, visto il costo esorbitante per le casse dello stato pare si stia valutando la possibilità di non acquistare l’aereo, ma di prenderlo in leasing (cosa che sarebbe, sul lungo termine, ancora più onerosa per i contribuenti), con un costo che potrebbe variare da 700 mila a un milione di euro. Al mese!
Dodici milioni di euro all’anno che serviranno a cosa? A permettere al nostro premier di presenziare ad incontri ufficiali, e di fare selfie mentre scende da un aereo fatto per voli transoceanici?

Poco importa se, di fatto, questo aereo verrà impiegato per essere utilizzato dal premier per andare a vedere una partita di tennis: proprio ieri, in occasione della vittoria in semifinale della tennista italiana Vinci sulla numero uno del ranking mondiale (e quindi della sua qualificazione alla finale dove incontrerà l’altra italiana, Pennetta), Renzi ha comunicato che annullerà tutti i suoi impegni per andare a vedere la finale a New York. Anche quando si trattava di impegni “istituzionali” previsti da tempo come la partecipazione alla Fiera del Levante a Bari.
Amaro il commento del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: “Renzi va a festeggiare la Puglia a New York”, “Sarei andato lì anche io ma il mio dovere mi impone di essere oggi a Bari, alla Fiera del Levante”. Che ha aggiunto: “Al loro rientro la Regione tributerà a Flavia e a Roberta gli onori che meritano”.
Forse anche Renzi avrebbe potuto approfittare dell’incontro a Bari, in Puglia, per lodare le due tenniste specie considerato che entrambe sono pugliesi.

Davvero un modo molto renziano per fare il proprio dovere. Ma soprattutto un bel modo di attuare la spending review e di ridurre le spese per i trasporti….

C.Alessandro Mauceri

Tag
Renzi, auto blu, voli di stato, Michele Emiliano, C.Alessandro Mauceri

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