La Buona Scuola cade a pezzi

abbandono-scolastico

Nei giorni scorsi, all’istituto De Felice di Catania, è stata sfiorata la tragedia: un tetto è crollato e solo per una pura causalità, in quel momento nessuno vi si trovava sotto.

Nella scuola ovviamente le lezioni sono state sospese. Un incidente che ricorda da vicino molti altri avvenuti negli anni scorsi. Come quello che durante il terremoto del 2002 in Molisevide il soffitto di una scuola crollaresu 27 bambini e una maestra. O come quello del 2009 in Abruzzo. O quello simile in Emilia nel 2012.

Durissime le parole di Simone Granata di Assalto studentesco sull’accaduto: “ Basta un po’ di pioggia come quella caduta stamani su Catania per arrecare ulteriori danni alle strutture scolastiche già precarie. E’ necessario che qualcuno si faccia veramente del male affinché si provveda nel mettere in sicurezza le nostre scuole? Quante altre volte possiamo avere fortuna?”.

Difficile dargli torto. Specie se si leggono i “numeri” diffusi dal Miur: secondo il ministero sarebbero 8.450 gli istituti inagibili e la regione con il maggior numero di casi (2.580) è la Sicilia. Seguono il Lazio (1.922) e  la Sardegna (1.615 strutture non attive). Secondo i geologi, sono ben 31mila (su 42mila) gli istituti a rischio sismico-idrogeologico.

Una situazione che è stata analizzata da Cittadinanzattiva, anche se solo in parte (dato che sono stati studiati i dati di 13 Regioni, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto). Sorprendenti i risultati dello studio numeri. Il 73 per cento delle scuole analizzate si trova in una zona a rischio sismico. Il 14 per cento è localizzato in una zona a rischio idrogeologico. Anche peggiore, se possibile, i risultati sullo stato degli edifici. Il 39 per cento delle scuole ha uno stato di manutenzione mediocre o pessimo. E almeno una scuola su cinque (il 21 per cento) mostra lesioni strutturali. Solo negli ultimi dodici mesi (da settembre 2014 ad agosto 2015 – e solo per le regioni analizzate) sono stati almeno 45 i crolli in edifici scolastici. A volte eventi annunciati e prevedibili, se non addirittura ripetuti, altri totalmente inaspettati.

Ma non basta. In molte scuole mancano scale di sicurezza (26 per cento). Anche le vetrate non sono a norma (in circa un terzo delle scuole) e mancano le porte con apertura antipanico nel 74 per cento delle aule, nell’89 per cento per cento dei bagni, nel 65 per cento delle aule computer, nel 54 per cento dei laboratori, nel 47 per cento per cento per cento delle mense e in un terzo delle palestre.

E ancora: una scuola su quattro è sprovvista di impianto elettrico a norma (in parte o del tutto) e l’impianto anti-incendio è arretrato in un terzo degli istituti.

Uno stato di poca sicurezza (per essere eufemistici) che ha fatto sì che nelle regioni esaminate si sono verificati 340 incidenti, solo nell’ultimo anno.

Ma la cosa più sorprendente è che, nonostante la situazione degli edifici scolastici, in alcuni casi come in Sicilia (lo dimostrano i crolli di questi giorni), da Roma non arriverà nemmeno un centesimo per mettere almeno in sicurezza gli edifici. In Sicilia, a destinare fondi per questi interventi dovrebbe essere la Regione. E vista la situazione in cui verte il bilancio regionale (che non ha soldi per ristrutturare le scuole, ma che pare non abbia potuto rinunciato a spendere ben  600mila euro per noleggiare sei Maserati come auto blu per due anni), poco lascia sperare che sarà possibile effettuare lavori di recupero in tempi ragionevoli. Inutili sono state le denunce delle sezioni locali dell’Anquap/ Fnada (l’associazione che raccoglie i direttori dei servizi amministrativi delle scuole, i vecchi segretari) o l’Associazione nazionale presidi: «Qualche giorno fa, il ministero ci ha comunicato i finanziamenti dello Stato e ci siamo accorti che mancava la voce per le Spese di funzionamento, che in Sicilia sono di competenza della Regione. Abbiamo così inviato una nota agli assessori regionali all’Istruzione e al Bilancio — aggiunge Maurizio Franzò, presidente regionale dell’Anp — per conoscere i tempi e gli eventuali importi destinati alle scuole siciliane».

Ormai, in Sicilia, molte scuole non dispongono neanche delle risorse per la gestione ordinaria. Spesso si va avanti grazie ai “contributi volontari” versati dai genitori. Come all’istituto comprensivo Sciascia dello Zen I, dove  docenti e preside si sono autotassati per acquistare la carta igienica. O come alla Falcone di Palermo dove per stampare il materiale didattico si usa carta riciclata. Cosa dovrebbero fare i presidi, i docenti o le famiglie degli alunni per non correre rischi legati allo stato degli edifici?

Alla fine del 2013 il ministero delle Infrastrutture rese note stime che parlavano di 110 anni per mettere in sicurezza tutte le scuole. Una situazione che, nonostante le promesse del governo, non è cambiata: gli intereventi previsti e quelli attuati ogni anno non sono mai stati tali da consentire di risolvere il problema una volta per tutte. In questo settore, come del resto in molti altri, ritardi, rinvii e scarsa efficienza sono ormai radicati. Basti pensare che solo da qualche mese è stato creato l’Osservatorio nazionale per gli interventi nelle scuole. Scuole di cui fino a non molto tempo fa non si conosceva neanche lo stato: l’Anagrafe nazionale degli istituti scolastici istituito da una legge del 1996 è diventato realtà solo da pochi mesi.

È per questo che sarebbe assurdo attendersi cambiamenti radicali nel futuro prossimo. I luoghi in cui ogni giorno centinaia di migliaia di bambini e ragazzi si recano continueranno ad essere poco sicuri ancora a lungo. Anche se qualcuno ha deciso di chiamarli Buona Scuola…. 

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