Charlie Hebdo segretati i documenti…perchè?

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Sulla vicenda della strage presso la sede del giornale Charlie Hebdo e sugli eventi che seguirono le autorità francesi hanno scritto la parola fine. Le autorità francesi, infatti, hanno deciso di porre il segreto sulla vicenda (sécret défense).

A gennaio scorso, alcuni terroristi, dopo aver ucciso diverse persone della redazione del giornale satirico francese sono fuggite in modo rocambolesco. Nel farlo, però, hanno lasciato una traccia evidente della propria identità (addirittura un documento di riconoscimento) nella macchina usata per la fuga. Grazie a questo ritrovamento gli investigatori sono risaliti velocemente ai presunti autori della strage: i fratelli Kouachi, Said e Chérif e Amedy Coulibaly.

Pochi giorni dopo, a Dammartin, non lontano dal luogo della strage, i due fratelli sono stati uccisi dalle forze speciali. Anche Coulibaly è stato ucciso dai corpi speciali francesi: rintracciato, si è barricato in un supermercato kosher di Parigi, ma durante l’irruzione è stato colpito a morte.

Durante le inchieste di rito, però, sono emerse diverse anomalie (legate, prima di tutto, alle armi adoperate per la strage e durante la fuga). Secondo quanto riportato dal giornale di francese La Voix du Nord, le armi adoperate dai terroristi provenivano da uno stock passato per le mani di “una rete costituita da forze dello Stato” per scopi ancora poco chiari. A dimostrarlo due fatti. Il primo è che la relazione tecnica sulle armi della strage redatta da “dirigenti della Brigata penale della sotto-direzione anti-terrorismo” (SDAT; una specie di Digos), e destinata ai giudici, era carente delle informazioni relative alla loro provenienza. Informazioni che, però, l’Europol aveva fornito allo SDAT alcuni giorni prima. Ma non basta: queste armi pare fossero parte di uno stock dal quale provengono anche quelle usate per uccidere una poliziotta Montreux , per tentatare di assassinare un jogger” a Fontenay-aux-Roses (tutti delitti attribuiti a Coulibaly, ma che secondo la vittima del tentato omicidio sarebbe estraneo ai fatti). E a gestire questo arsenale pare fosse un certo Hermant un personaggio vicino ai servizi segreti francesi.

Molti i lati oscuri che riguardano la vicenda che fanno sorgere molte domande sul modo di gestire i servizi segreti in Francia. Un settore che negli ultimi mesi è stato oggetto di grandi cambiamenti. Fino a non molti mesi fa in Francia esistevano due servizi per la sicurezza nazionale: la DST, Direction de la Surveillance du Territoire, e la DCRG, Direction Centrale des Renseignements Généraux, RG (entrambe “dipendenti” dal capo della polizia).
Recentemente, però, è stata istituita la DGSI, Direzione Generale della Sicurezza Interna (Direction générale de la sécurité intérieure) che dipende dal ministro della difesa di Francia, e una nuova DGSI che invece dipende direttamente dal ministro dell’Interno. Un evento che, secondo molti, potrebbe aver creato problemi non indifferenti nella fase di riorganizzazione del sistema (con relativa perdita di asset fondamentali quali fonti, informatori e agenti infiltrati).

La vicenda Charlie Hebdo ne è la prova: i due attentatori erano estremisti noti alle forze dell’ordine e l’obiettivo era prevedibile (dato che già in passato era stato vittima di attentati e minacce).
Per non parlare delle numerose incongruenze ed errori nella gestione dell’operazione emersi già dalle prime indagini della magistratura. Tutti fatti che le autorità francesi hanno ritenuto opportuno segretare. Tanto più che ora entrambi i corpi speciali sono gestiti dal governo….

C.Alessandro Mauceri

 

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