Il TTIP non piace a nessuno…… però

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Centinaia di migliaia le persone, nei giorni scorsi, sono scese in strada, in Germania, per manifestare contro la stipula degli accordi di libero scambio tra Europa E Stati Uniti d’America, il Ttip. Stando a fonti attendibili, la firma del trattato potrebbe avvenire entro al fine dell’anno.

Un accordo criticato da molte organizzazioni, ma anche da numerosi esperti e perfino da alcuni premi Nobel come Joseph Stiglitz,che ha più volte argomentato la sue critiche dicendo che quello allo studio non è un trattato di libero scambio ma “un accordo di gestione del com¬mer¬cio che favorisca spe¬ci¬fici inte¬ressi eco¬no¬mici” e che “in gioco ci sono la sicu¬rezza ali¬men¬tare, la tutela dell’ambiente e dei con¬su¬ma¬tori”.

Un trattato i cui dettagli sono stati fino ad ora tenuti nel più stretto riserbo. “Abbiamo il diritto di sapere cosa viene deciso”, ha detto Dieter Bartsch, uno dei leader della sinistra tedesca, che ha denunciato la mancanza di trasparenza che, da anni, circonda i negoziati. Lo studio delle misure da inserire nel trattato, e le relative trattative, sono cominciate nel 2013, ma, ad oggi, le informazioni diffuse dalle autorità sono minime (solo poche pagine e non ufficiali).
Solo nei giorni scorsi, dopo mesi e mesi di analisi e di confronti tra gli esperti dell’Unione e i loro colleghi statunitensi, il Commissario Ue al Commercio, Cecilia Malmstroem, ha lasciato trapelare che nell’accordo “potrebbe” essere inserita l’eliminazione del 97% delle tariffe doganali tra Europa e Stati Uniti. In realtà, stando ai documenti trapelati, tutto l’accordo non sarebbe altro che uno strumento per favorire le multinazionali e creare un mercato unico di dimensioni ancora più grandi di quelli dell’Unione Europea e degli Usa.

La partecipazione alla manifestazione è stata enorme: secondo gli organizzatori della manifestazione erano almeno 250.000 i partecipanti all’evento. Molti di più del previsto. Christoph Bautz, direttore del movimento di cittadini Campact, ha detto che: “Questa è la più grande protesta che questo paese abbia visto da molti, molti anni”. Anche le stime più pessimistiche parlano di oltre 100mila persone che hanno risposto all’invito di diverse organizzazioni della società civile (tra cui Greenpeace, Oxfam e la Confederazione dei sindacati tedeschi). La partecipazione di un tale elevato numero di manifestanti alle proteste per il Ttip, secondo la Reuters, “ha colto di sorpresa il governo di Angela Merkel”. “Non vogliamo che i diritti dei consumatori vengano ridotti e soprattutto non vogliamo vivere in una dittatura delle società”, hanno detto alcuni manifestanti.

Una riservatezza forse voluta, come hanno denunciato, in Italia, alcuni rappresentanti del Movimento 5 Stelle: “E’ grave che governo e gran parte della stampa non riescano a rompere il proprio silenzio sul Ttip nemmeno per la mobilitazione internazionale in cui la società civile, dopo aver raccolto oltre tre milioni di firme contro il Trattato, grida ancora più forte il suo “no” ad un accordo che rischia di asfaltare made in Italy e sovranità nazionale in cambio di un aumento del Pil europeo dello 0,03% annuo, come calcolato dalla stessa Commissione Ue”.

Timori che non riguardano sono i cittadini europei, ma anche gli americani che più volte hanno protestato contro la stipula degli accordi. Una partecipazione di massa che, secondo la Reuters, è dovuta al timore che l’accordo transatlantico sugli scambi e gli investimenti (Ttip) possa consegnare “troppo potere alle grandi multinazionali a scapito dei consumatori e dei lavoratori”.

“Quello che mi preoccupa di più è che non voglio che tutte le nostre leggi a tutela dei consumatori siano allentate“, ha detto uno degli organizzatori Oliver Zloty alla Reuters. “E non voglio la dittatura di nessuna grande società”. A fargli eco Larry Brown, un sindacalista del Canada che ha dichiarato: “Abbiamo già sentito queste promesse sui posti di lavoro, la prosperità e la crescita,” (pare che il Canada stia negoziando un accordo simile con l’Unione europea).

La corsa alla stipula del Ttip viaggia di pari passo con la sottoscrizione di un altro accordo il Trans-Pacific Partnership (Tpp) che dovrebbe vedere la luce nelle prossime settimane e che ha sollevato non meno critiche (l’ultima quella di Medici Senza Frontiere relativa al mercato farmaceutico che, grazie agli accordi, “rischia di mantenere elevati i prezzi dei farmaci mettendo in pericolo la salute di milioni di persone nei prossimi decenni”).

C.Alessandro Mauceri

 

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