Leggedi stabilità 2016…difficile fidarsi del governo

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Dopo la presentazione in stile berlusconiano (“dire tutto per non dire niente”) della Legge di Stabilità 2016, sull’argomento è calato il silenzio. I media sono stati “impegnati” in altre notizie e di cosa farà il governo con i soldi degli italiani non si è più parlato. Nessuno si è chiesto perché il premier Renzi abbia detto che questa dovrebbe essere chiamata “Legge di Fiducia”….

Durante la presentazione ai giornalisti, aveva destato sorpresa che il capo del governo non avesse detto praticamente nulla di ciò che intendeva fare nei prossimi anni (oltre alla manovra per il 2016 è stato presentato il bilancio preventivo per il prossimo triennio). Per questo la maggior parete dei media si erano limitati a riprodurre i titoloni contenuti nelle slide fornite dal governo o poco più. “Pre¬sen¬te¬remo la legge in Par¬la¬mento domani”, aveva promesso Renzi su Face¬book (ormai pare che per lui sia più normale comunicare tramite i social network che tramite canali ufficiali).
Ora i dubbi sono diventati certezza: pare, infatti, che il governo, ad oggi, non abbia trasmesso il documento dettagliato neanche ai parlamentari in vista della votazione alle camere. Eppure deputati e senatori avrebbero dovuto già riceverla: “Il disegno di legge di stabilità viene presentato in Parlamento entro il 15 Ottobre” è riportato sul sito stesso del Ministero e della Ragioneria Generale dello Stato…..
Dubbi più che legittimi dato che anche le poche cose dette nel corso della conferenza stampa sono tutt’altro che chiare. A cominciare dal bilancio. Una manovra che si rispetti dovrebbe prevedere il pareggio tra “entrate” e “uscite”. E, invece, in questo caso, non sono chiare né le prime né le seconde.
Per quanto riguarda le entrate, il governo (stando ai pochi numeri detti) pare voglia contare soprattutto sulla “flessibilità Ue”. La voce più considerevole (14,6 miliardi di euro) riguarda, infatti, la differenza tra deficit tendenziale e quello programmato. Il problema è che queste somme saranno disponibili solo nel caso in cui il paese riuscirà a ridurre il proprio deficit più del previsto: se ciò dovesse avvenire, come ha previsto il governo, allo stato resterebbero da utilizzare circa quindici miliardi di euro. Ma se le cose non dovessero andare così, la somma a disposizione scenderebbe notevolmente. Ad esempio, se, come emerge dal calcolo effettuato da Soldionline, il deficit rimanesse intorno all’1,4 per cento, lo spazio di manovra sarebbe di poco più di un miliardo. Una previsione confermata anche dagli studi della Confartigianato (basati su dati Istat e Mef). Del resto, queste erano le stime del governo non più tardi di qualche mese fa: ad aprile, nella riunione del CdM, le previsioni per il 2016 del rapporto tra deficit nominale e Pil, riportavano un 1,4 per cento.
In questo caso la somma a disposizione sarebbe di gran lunga minore e insufficiente a coprire le spese previste dalla manovra. Senza contare che quello utilizzato è il Pil potenziale (basato su voci discutibili come i proventi da prostituzione, contrabbando e simili) e non il Pil reale.

Anche un’altra delle entrate su cui conta il governo per far quadrare i conti non è affatto sicura: i 3,1 miliardi di euro (di cui il 50 per cento per la ricettività e il 20/30 per cento per il salvataggio in mare) “dovrebbero” essere concessi dall’Ue. Ma visto che ormai il problema “migranti”, prima prevalentemente italiano, è diventato un problema per quasi tutti i paesi dell’Unione si tratta di una speranza alquanto effimera (lo dimostra il fatto che ad oggi non è giunta alcuna conferma da Bruxelles).

Stessa cosa per quanto concerne la promessa (e mai realizzata) spending review che dovrebbe prevedere la riduzione delle spese per la gestione della pubblica amministrazione e soprattutto dei ministeri. In totale la misura dovrebbe ammontare a quasi 6 miliardi. Di questi, circa 2 miliardi dovrebbero essere riconducibili ai ministeri. Anche in questo caso, nessuna certezza, specie visti i risultati finora ottenuti (ad esempio con la vendita delle auto blu, usata come cavallo di battaglia dal premier, ma i cui esiti sono stati deludenti e inefficaci). L’unica cosa credibile è il taglio sulle spese per la sanità. Un risparmio per la spesa pubblica fatto sulla salute dei cittadini.
Altri due miliardi di euro, secondo il governo, dovrebbero provenire dalla “voluntary disclosure”. La “collaborazione volontaria” è lo “strumento che prevede che i contribuenti che detengono illecitamente patrimoni all’estero di regolarizzare la propria posizione denunciando spontaneamente all’Amministrazione finanziaria la violazione” (lo dice l’Agenzia delle Entrate). In altre parole, secondo il governo, poco meno del dieci per cento delle entrate della manovra finanziaria del prossimo anno sono da reperire grazie alle crisi di coscienza dei contribuenti/evasori che decideranno di sanare la propria situazione e riporteranno in Italia i capitali nascosti all’estero (gli ultimi dati storici dimostrano che queste aspettative, nonostante sanatorie e condoni, sono sempre state sovrastimate)…..

Anche la stima delle spese è discutibile. Ad oggi, ad esempio, non è chiaro cosa deciderà il governo in merito all’Imu sulla prima casa: dopo le solite promesse di rito (abolizione totale), che comporterebbero mancate entrate per quasi quattro miliardi di euro, il governo ha fatto una mezza marcia indietro ma ha dimenticato di cancellare questa voce dalla manovra approvata dal Consiglio dei Ministri. Quanto all’abolizione dell’Imu agricola, con minori entrate per lo stato per 400 milioni di euro, ebbene, pare che anche questa voce (pure questa riportata nel documento presentato dal premiere ai giornalisti) sarà oggetto di modifiche, ma non si sa quali.

Per non parlare di altre voci riportate nella manovra approvata dal CdM. Ad esempio, sotto la voce “altro” gli esperti del governo hanno previsto spese per ben 680 milioni di euro. Ma cosa significhi “altro” non è stato specificato. Al punto che, a leggere bene quanto pubblicato sul sito del governo, sorgono seri dubbi che anche i ministri che ne fanno parte (e che hanno approvato il piano) sappiano cosa voglia fare il premier. Il documento, infatti, dovrebbe prevedere non solo la previsione di spesa per il 2016, ma anche il piano finanziario per il prossimo triennio. Peccato che, dai documenti ufficiali disponibili, le uniche note che riguardano il 2017 e il 2018 sono la riduzione dell’Ires (a partire dal 2017) e una riduzione dei contributi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e contrattazione decentrata (che dovrebbero consentire un risparmio di circa due miliardi ma che, per contro, comporteranno minori entrate per le casse dello stato). Altro capitolo di spesa riportato è quello per l’istituzione di un ‘Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale’, al quale dovrebbe essere destinato un miliardo a decorrere dal 2017 e poco più di duecento milioni alle università (le tanto discusse cattedre volanti – quelle che Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari ha definito “l’ennesima proposta spot” che mostra come “manchi totalmente la consapevolezza dello stato in cui versa l’università italiana, e di quali siano le sue priorità”).
Poche voci, quindi, e come se non bastasse, relative a nuove spese. Di tutto il resto, a cominciare da dove il governo riuscirà a reperire le somme per fare ciò che ha promesso, nei documenti non si parla.
Ad aprile 2014, in un intervento al Festival del volontariato di Lucca, Renzi dichiarò: “Nell’arco dei prossimi 12 mesi noi vogliamo fare una gigantesca operazione di certezza sull’open government per mettere online ogni centesimo di spesa pubblica di sindacati, partiti e pubblica amministrazione”. Per questo motivo, si precipitò ad aprire un sito web (http://www.governo.it/AmministrazioneTrasparente/index.html) che avrebbe dovuto monitorare e integrare il Programma per la Trasparenza e l’Integrità (come indicato all’art. 10, c. 8, lett a) del d.lgs. 33/2013). Una trasparenza che pare non riguardi la Legge di Stabilità.
Forse è per questo che Renzi ha detto che la si dovrebbe chiamare Legge di Fiducia…..

C.Alessandro Mauceri

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1 commento su “Leggedi stabilità 2016…difficile fidarsi del governo”

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