I bambini “invisibili”

La Cina ha diffuso la notizia che, nel paese, non è più in vigore la regola che imponeva ad ogni famiglia di non avere più di un figlio. Una politica introdotta nel 1979, che oggi è divenuta obsoleta a causa della bassa natalità e del rapido invecchiamento della popolazione.
Quella che imponeva un solo figlio, era una legge non scritta, ma non per questo le autorità non imponevano che venisse rispettata. Sono molti i genitori che hanno preferito abbandonare i propri figli, piuttosto che perdere il lavoro o essere costretti a pagare quella che era considerata una grave violazione: nel 2012 un avvocato dello Zhejiang ha stimato che multe che i genitori di un secondo figlio erano stati costretti a pagare avevano consentito all’amministrazione locale di incassare ben 17 miliardi di yuan.

Queste regole non scritte, nel corso degli anni, hanno creato decine e decine di milioni di “invisibili”. È questo il termine con cui, nel corso degli anni, sono stati chiamati i bambini abbandonati.
Un problema che le autorità e le organizzazioni internazionali conoscono da molti anni. Ne parlò l’Unicef che, nel 2005, diffuse uno studio che riportava i dati degli invisibili non solo in Cina, ma in tutto il mondo. Gli osservatori internazionali parlarono di bambini “invisibili, di un’infanzia che non si vede, che non viene considerata, che non riceve aiuto”.
Impressionanti i numeri: solo nei paesi in via di sviluppo, i bambini abbandonati alla nascita erano oltre 50 milioni. Il 55 per cento dei nati nei paesi in via di sviluppo (Cina esclusa) non veniva registrato alla nascita. E, di conseguenza, questi bambini non erano riconosciuti come cittadini. A loro non era fornita istruzione nè assistenza sanitaria. Il futuro per loro non doveva esistere. Per questo decine di milioni di bambini e bambine finivano sulla strada dove erano esposti ad ogni tipo di abuso e sfruttamento, spesso erano vittime di violenze e le condizioni di vita causavano gravi malattie. Molti di loro non sopravvivevano. A dirlo i dati ufficiali: nei paesi meno sviluppati, un bambino su 6 muore prima dei 5 anni e uno su 10 prima di un anno; una bambina su due non frequenta la scuola elementare; uno su tre sotto i 5 anni (42 milioni) è sottopeso; un neonato su 4 non è vaccinato contro il morbillo (malattia che ogni anno uccide 500mila bambini).
Quelli che sopravvivono spesso finiscono diventano “merce”: vengono venduti in adozioni illegali (recentemente in Cina è stato condannato il direttore e alcuni impiegati di un orfanotrofio dello Hunan, per tratta di esseri umani: dal 2002 attraverso la copertura del sistema delle adozioni internazionali, avevano organizzato un lauto trafficoni bambini) o finiscono nel pozzo nero della prostituzione minorile.
Non stupisce che nessuno faccia niente per risolvere il problema: per la maggior parte della popolazione mondiale, questi bambini sono “invisibili”.
A distanza di dieci anni da quel rapporto, la situazione oggi è peggiorata. Ad ammetterlo è un nuovo rapporto Unicef: oggi sono non meno di 230 milioni i bambini “invisibili”.
“La registrazione alla nascita è più di un diritto. È il riconoscimento dell’identità e dell’esistenza del bambino da parte della società”, ha detto Geeta Rao Gupta, vicedirettore esecutivo dell’Unicef. Un diritto che, sempre più spesso, viene negato ai bambini. In alcuni paesi la percentuale dei bambini non registrati alla nascita è spaventosa: in Etiopia sono il sette per cento di tutti nati. Nello Zambia il 14 per cento. E in Pakistan più di un bambino su quattro (il 27 per cento) è “invisibile”. Ancora peggiore, se possibile, la situazione in Cina dove il loro numero è solo ipotizzabile.
Nascite non registrate che, secondo l’Unicef, sono un sintomo di disuguaglianza e di disparità nella società: i bambini più colpiti sono quelli provenienti da gruppi etnici o religiosi minoritari, quelli che vivono in zone rurali o remote, o quelli che hanno la sfortuna di nascere da famiglie povere. A volte, come in Cina, a peggiorare la situazione contribuiscono altre cause. Come la necessità delle famiglie di trasferirsi verso i grandi centri urbani nella speranza (spesso vana) di trovare una vita migliore. E nel farlo abbandonano i figli appena nati. È questo, insieme ad altri fattori (come la regola di non poter avere più di un figlio a coppia), che ha fatto crescere in modo spropositato il numero di bambini “invisibili” (basti pensare che in Cina sono oltre 22 milioni i bambini che sono stati abbandonati dai genitori che si sono trasferiti nelle grandi città in cerca di lavoro).
È così che milioni di bambini finiscono a vivere in condizioni inimmaginabili: in Cina, i più “fortunati” cercano di sopravvivere ai margini della civiltà nelle grandi città. Molti vivono all’aperto, per strada. Solo quando la temperatura scende tanto da non consentire loro di sopravvivere, cercano un riparo di fortuna. Qui vivono senza corrente elettrica, senza riscaldamento (si scaldano tenendo in mano una tazza d’acqua calda o con un fuoco di fortuna). Per loro non c’è la scuola: non hanno l’hukou (il certificato di residenza), non hanno documenti e, quindi, non possono andare a scuola. Per il governo cinese, questi bambini non hanno nessun diritto: niente assistenza sanitaria, niente lavoro quando saranno grandi, niente di niente. Anche per il resto del mondo è come se loro non esistessero: sono “invisibili”.
Pare che i governi si accorgano di questi “problemi sociali” solo in momenti “particolari”. Recentemente il Brasile ha cercato di nascondere quale sia la situazione in cui versano nel paese i bambini che vivono ai margini della società (i cosiddetti meninos de rua). È avvenuto in vista dei mondiali di calcio del prossimo anno. E le soluzioni adottate sono state oltremodo violente. Lo stesso aveva fatto la Cina in occasione delle Olimpiadi del 2008. Anche allora le autorità non mancarono di fare quanto di peggio potevano per nascondere come stavano realmente le cose.
In questi casi si fa di tutto per fare sì che, per le televisioni, per i media, per la gente, decine di milioni di bambini continuino ad essere “invisibili”…..
C.Alessandro Mauceri

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