Brasile: ennesimo dissastro ambientale (e 250mila persone sono senza acqua)

In Brasile, a 300 chilometri da Rio de Janeiro, due dighe, erette per contenere i rifiuti tossici derivati dalle estrazioni di una miniera di ferro di proprietà della Samarco sono crollate riversando una montagna di acqua e fango sul fiume e sul villaggio di Bento Rodrigues a Mariana, nella regione di Minas Gerais. Almeno 17 i morti e una cinquantina i feriti, ma si teme che questo bilancio possa aggravarsi dal momento che sono decine i dispersi.
Il crollo delle dighe ha fatto riversare oltre cinquanta milioni di metri cubi di fanghi e liquidi residui della lavorazione mineraria, contenenti sostanze altamente tossiche come il mercurio. Scopo delle dighe, infatti, era sbarrare il cumulo di “fanghi tossici e scarti minerari, su una superficie pari a dieci stadi di calcio”, come ha riferito il presidente del locale sindacato dei minatori, Ronaldo Bento. Il comandante dei vigili del fuoco, Adaõ Severino, ha riferito che “la situazione è drammatica, c’è fango ovunque”. Per questo la zona circostante è stata evacuata.
La società mineraria Samarco ha accettato di pagare 260 milioni di dollari per la rottura delle due dighe, ma ha negato che i fanghi possano essere tossici. Ciononostante si è impegnata a “effettuare tutti gli sforzi possibili per dare priorità alle esigenze delle persone che erano nella zona di incidente”. Di diverso parere Klemens Laschesfki, professore di geoscienze dell’Università di Minas Gerais, il quale ha detto che “È già stato appurato che numerosi animali selvatici sono stati uccisi dal fango”.
Intanto sono più di 250mila le persone che non dispongono più di un accesso sicuro all’acqua potabile: il fiume si è colorato di arancione a causa delle sostanze chimiche utilizzate per ridurre le impurità del ferro. Sostanze, come i cosiddetti ether amines, che potrebbero causare gravi danni alla fertilità dei terreni agricoli e alterare il Ph del fiume e ridurre i livelli di ossigeno nell’acqua.
Quello dei gironi scorsi è solo l’ultimo di una lunga serie di disastri che stanno causando gravi danni al fiume Rio Doce a causa dell’intenso sfruttamento minerario, soprattutto di oro e ferro. Il corso d’acqua è una delle principali vie di collegamento tra lo stato di Minas Gerais e l’Oceano Atlantico. Per questo i ricercatori temono che le sostanze tossiche disperse dopo il crollo delle due dighe possano scaricarsi in mare e contaminare la costa.
I danni per l’ambiente potrebbero essere incalcolabili. La presidente brasiliana Dilma Rousseff ha paragonato le conseguenze dell’incidente a quelle causate dalla piattaforma petrolifera della British Petroleum nel Golfo del Messico.

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