Continua la persecuzione dei cristiani

Mentre in Italia diversi gruppi politici si dilettano e si affannano su polemiche circa l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche o sul presepe da esporre negli uffici pubblici, nel mondo i cristiani perseguitati sono 150 milioni ogni anno.
Una denuncia che è stata ripetuta nel corso di una conferenza organizzata dal vicepresidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, e che si è svolta ieri a Bruxelles. Alla manifestazione hanno partecipato anche il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, e numerose autorità civili e religiose tra cui il reverendo Christopher Hill, presidente della Conferenza episcopale europea, il Cardinale Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo, Paul Bhatti, fratello dell’unico ministro cristiano in Pakistan, ucciso in un attentato, e Antony Gardner, ambasciatore Usa all’Unione europea.
“Ogni mese nel mondo vengono assaltate e distrutte 200 chiese e luoghi di culto. Ogni giorno e in ogni regione del pianeta, si registrano nuovi casi di persecuzione nei confronti dei cristiani”, ha detto Tajani. “Nessun’altra comunità religiosa è oggetto di odio, violenza e aggressione sistematica quanto quella dei cristiani”.
Un allarme, quello per i costanti attacchi ai cristiani, che era già stato lanciato in aprile da papa Francesco: ogni mese 322 cristiani vengono uccisi nel mondo a causa della loro fede. E 722 sono gli atti di violenza perpetrati nei loro confronti. Le statistiche rese pubbliche da opendoorsusa.org, un’organizzazione non profit evangelica che opera in più di 60 paesi, lasciano sgomenti.
Tuttavia la cosa sorprendente è che nessuno, fino ad ora, ha affrontato il problema in modo ufficiale. Tanto più che molti di questi crimini contro la religione non avvengono solo non in paesi come l’Is o la Siria, oggetto di scontri fomentati (almeno ufficialmente) da fondamentalisti islamici, ma in altri paesi. Come in Oman, in Vietnam, in Qatar, in India, in Tunisia, in Giordania, in Cina, dove la Chiesa può essere solo quella “patriottica”, negli Emirati Arabi Uniti e persino in Arabia Saudita, il paese al quale è stata affidata la presidenza del panel di esperti del Consiglio dei diritti umani dell’ONU (e dove continuano le esecuzioni capitali di decine e decine di persone).
Il cristianesimo non piace a tutti quei paesi dove i suoi valori, basati su caratteri universalistici, “sfidano regimi dittatoriali, come nel caso della Corea del Nord, o sistemi politici autoritari”, ha detto Tajani, il quale ha aggiunto che “I cristiani non rappresentano un pericolo solo per i fondamentalismi e le dittature, ma anche per il crimine organizzato”. Come in Messico, dove i narcos perseguitano i cristiani perché attivi in iniziative contro la delinquenza minorile o nel recupero dei tossicodipendenti.
Della stessa opinione il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz: “Ci dobbiamo scuotere perché anche nel nostro continente i cristiani non sono sicuri”. E ha aggiunto che “I diritti fondamentali oggi sono più minacciati che in passato, e bisogna dirlo. Includono anche la scelta religiosa e la possibilità di professarla in totale libertà. Oggi il gruppo più oppresso è quello dei cristiani”. Per questo il Parlamento Europeo ha approvato alcune risoluzioni di condanna contro la persecuzione dei cristiani.
E mentre in Europa si discute del problema delle violenze a sfondo religioso e si tengono conferenze, ogni singolo giorno più di dieci persone vengono uccise solo per aver proclamato la propria fede in Cristo. Magari proprio in quei paesi che sono i principali partner commerciali dei membri dell’Unione Europea o da cui provengono gli “esperti” ai quali le maggiori organizzazioni internazionali del pianeta conferiscono incarichi per la tutela dei diritti umani.

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