La regione potrebbe commissariare oltre la metà dei comuni siciliani…

 

Per molti comuni siciliani a rischio commissariamento le paure potrebbero diventare realtà: per oltre 250 comuni siciliani (256 per l’esattezza) la Regione Sicilia avrebbe già nominato i commissari. A loro spetterà il compito di diffidare i sindaci a convocare la giunta per gli adempimenti di competenza e di sollecitare il parere dell’organo di revisione contabile. Una volta acquisito quest’ultimo, i commissari inviati dalla Regione dovranno convocare i consigli comunali che avranno trenta giorni di tempo per approvare il bilancio. Nel caso in cui ciò non accadesse, i commissari dovranno avviare le procedure per la sospensione ed il successivo scioglimento degli organi consiliari. I comuni a rischio commissariamento sono 29 della provincia di Agrigento, 15 in quella di Enna, 69 si trovano nella provincia di Messina, 60 a Palermo, 7 a Ragusa, 13 a Siracusa, 20 a Trapani e 43 nella provincia di Catania.

Ad essere inadempiente sarebbe quasi il 65 per cento delle amministrazioni comunali. La causa di tutto ciò deriverebbe dal modo in cui la Regione Sicilia ha recepito la legge sulla “contabilità armonizzata”.
Il processo di riforma della contabilità noto come “armonizzazione dei bilanci” ha avuto inizio nel 2009 (con la legge n. 42/2009). Lo scopo, almeno sulla carta, doveva essere la realizzazione, per tutte le amministrazioni pubbliche italiane, di “un sistema contabile omogeneo, necessario ai fini del coordinamento della finanza pubblica, del consolidamento dei conti pubblici, anche per rispondere con maggiore efficienza alle verifiche disposte in ambito europeo, delle attività connesse alla revisione della spesa pubblica e per la determinazione dei fabbisogni e costi standard”, come ha dichiarato Cinzia Simeone, dirigente del Ministero dell’Economia.
Per questo il cambiamento avrebbe dovuto avvenire in modo progressivo: per dare il tempo di acquisire le competenze per adottarlo definitivamente senza difficoltà. Cosa che, però, in Sicilia non è avvenuta. “Questa legge è stata recepita dall’Ars a luglio in fretta e furia senza capirne la gravità, noi come Anci avevamo chiesto di aspettare perché eravamo consapevoli delle conseguenze, invece la Regione continua a camminare al buio, recependo leggi e norme senza pensare alla catastrofe che produce nei territori”, ha detto Paolo Amenta, vicepresidente dell’Anci Sicilia. A luglio, la decisione del Governo regionale di rinviare l’adozione della contabilità armonizzata al 2016 è stata impugnata dal governo centrale. Ciò ha costretto la Regione Sicilia a fare marcia indietro e a imporre nuove scadenze per la conversione dei bilanci. Scadenze che si sono dimostrate troppo ravvicinate e che hanno reso impossibile per molti comuni rispettare i termini per l’approvazione dei nuovi bilanci.
Anche la Corte dei Conti non è stata di grande aiuto in questa vicenda. Alla fine di ottobre è giunta la risposta ad un Sindaco che aveva chiesto di sapere se i comuni siciliani fossero obbligati o meno ad approvare il bilancio di previsione 2015 secondo gli schemi di cui al Dpr. n. 194/96 o secondo i nuovi modelli. La risposta è stata semplicemente che i comuni sono tenuti a rispettare la legge (quella approvata dal governo nazionale).
Tutto ciò ha costretto le amministrazioni si fronte alla necessità di modificare la propria contabilità in tempio ristretti e senza la dovuta preparazione. Un problema che, inevitabilmente, ha finito per colpire soprattutto i comuni più piccoli.

Difficile per loro adeguare i propri sistemi contabili entro i termini imposti dalla legge dopo la diatriba tra stato e regione. L’allarme lo aveva già lanciato un mese fa, l’assessore al Bilancio del Comune di Santa Croce Camerina, Giansalvo Allù: “Ci troviamo nella stessa situazione con cui sta facendo i conti il 95 per cento dei comuni siciliani che ritardano ad approvare lo strumento finanziario non certo per volere proprio o per un capriccio, ma semplicemente perché nel 2015 è entrata in vigore la contabilità armonizzata. Mentre nel resto d’Italia è stata attivata dall’1 gennaio scorso, la Regione Sicilia aveva deciso inizialmente di sospenderla rimandando il tutto all’1 gennaio 2016”.

Ma non basta: i ritardi causati dalla disputa tra governo centrale e amministrazione regionale governo rischiano di ricadere sui cittadini. “Per trovare le risorse necessarie a far quadrare i bilanci – ha detto Amenta – i commissari avranno libertà di alzare le tasse”. E, come se non bastasse, le decisioni prese dai commissari nominati dalla Regione saranno praticamente insindacabili: nel caso in cui qualora i consigli comunali non approvassero i bilanci imposti dai commissari entro i tempi previsti, tutti i consiglieri verrebbero rimossi dall’incarico e si ricorrerebbe all’amministrazione commissariata.

Creando un accentramento di poteri che impedirebbe a molti comuni (e alla Sicilia) di recuperare il gap che separa l’isola dal resto d’Italia.

C.Alessandro Mauceri

 

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