Tutti (tranne Renzi) dicono che in Italia la corruzione sta dilagando

Distratti dalle beghe legate ad alcune banche, è passato in sordina la data del 9 dicembre: dal 2003, in tutto il mondo, in questo giorno si celebra la Giornata Internazionale Contro la Corruzione, istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare i cittadini sul problema.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha diffuso un documento in cui sono raccolti i dati sull’attuazione della Convenzione sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali del 17 dicembre 1997 (Working-Group-on-Bribery). I “numeri”, aggiornati a dicembre 2014, parlano di 393 indagini in 25 Stati dal 1999 al 2014. Ma a sorprendere sono altri dati riportati nello studio: le condanne, ad esempio, che sono state complessivamente 361 per le persone fisiche (e 126 per quelle giuridiche). In ben 24 stati (tra i quali la Grecia) non sarebbero mai state comminate sanzioni per corruzione né nei confronti di persone fisiche né nei confronti di persone giuridiche (nel periodo indicato).
Un problema grave in Italia e in Sicilia. A denunciarlo è stato Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, (l’Autorità Nazionale Anticorruzione): “I numeri delle sentenze definitive relative a processi per corruzione in Italia sono disastrosi”. Lo ha fatto intervenendo al Forum “Anticorruzione e Trasparenza”. “Purtroppo far emergere casi di corruzione in Italia è difficile, in quanto nessuno denuncia. Sarebbe necessario che prima dell’intervento penale fossero predisposti strumenti di prevenzione”, ha aggiunto. “Nel solo caso delle grandi opere pubbliche la corruzione (comprese le perdite indirette) è stimata a ben il 40% del valore totale dell’appalto. Secondo gli studi, l’ alta velocità in Italia è costata 47,3 milioni di euro al chilometro nel tratto Roma-Napoli, 74 milioni di euro tra Torino e Novara, 79,5 milioni di euro tra Novara e Milano e 96,4 milioni di euro tra Bologna e Firenze, contro gli appena 10,2 milioni di euro al chilometro della Parigi-Lione, i 9,8 milioni di euro della Madrid-Siviglia e i 9,3 milioni di euro della Tokyo-Osaka. Queste differenze di costo, di per sé poco probanti, possono rivelarsi però una spia, da verificare alla luce di altri indicatori, di un’eventuale cattiva gestione o di irregolarità delle gare per gli appalti pubblici”.
È questo il motivo per cui la corruzione si sta diffondendo a macchia d’olio: le probabilità di essere scoperti è minima e condannati ancor più bassa.
Ormai è raro trovare un grande progetto che non si sia macchiato di corruzione: dal Mose, all’Expo 2015 a Mafia Capitale (solo per citare i più famosi). Per non parlare delle attività di lobbying (in Italia ancora poco regolamentata) e degli appalti. Secondo i dati della relazione dell’Unione europea sulla lotta alla corruzione, questo fenomeno costa all’economia europea 120 miliardi di euro ogni anno e secondo la Corte dei conti italiana fa notare che i costi diretti totali della corruzione sarebbero 60 miliardi di euro l’anno (pari a circa il 4% del PIL).
Eppure la Convenzione è in vigore per l’Italia dal 15 dicembre 2000 (legge di ratifica ed esecuzione n. 300/2000) e con il Dlgs n. 231/2001 è stata introdotta la responsabilità amministrativa delle società per reati di corruzione interna e internazionale. E non sono mancati gli arresti: solo nel 2014, hanno portato a centinaia di arresti in Calabria (244), in Piemonte (201), in Lombardia (209). Arresti che però, come in molti altri paesi, solo raramente sono stati seguiti da condanne.
Ancora peggio la situazione in Sicilia: al portale anticorruzione lanciato dal Movimento 5 Stelle in Sicilia, in sole due settimane, sono stati registrati oltre duecento casi. “Ci sono segnalazioni di tutti i tipi: alcune denunce sembrano veramente interessantissime. È ovvio che tutto va preso con le pinze ed analizzato con la massima attenzione, alla ricerca di riscontri che ci possano portare a denunciare tutto alla magistratura” ha detto la parlamentare Giulia Di Vita. Pare che il settore più appetibile sia quello della Formazione professionale. Ma la corruzione dilaga anche in altri settori. Come quello della sanità. A denunciarlo è stato Francesco Macchia, presidente dell’Istituto per la promozione dell’etica in Sanità, che commentando i dati del Libro bianco dell’Ispe, ha detto: “Sprechi, inefficienze e corruzione costano ogni anno all’Italia 23 miliardi di euro: la malasanità ci costa in pratica l’equivalente di una finanziaria. È anche per queste ragioni che la Sicilia affonda. Anni di infiltrazioni mafiose, incompetenza e malcostume, hanno fatto sì che gli abitanti dell’Isola abbiano pagato 300 milioni di euro in più per ripianare i conti in rosso. Hanno versato le massime aliquote possibili per avere dei servizi sanitari spesso scadenti e inadeguati”. Che ha aggiunto: “Il settore dove si sperpera la maggior parte dei 23 miliardi l’anno è il procurement, ossia l’acquisto di beni e servizi che rappresenta il 40 per cento del budget sanitario”. E ancora, “C’è corruzione anche in ambito farmaceutico, dove si registra il fenomeno della sovraprescrizione e quello del comparaggio che lega talvolta in maniera indebita medici e aziende in nome di reciproci vantaggi economici”.
Dati, quelli riportati da Macchia, che sarebbero confermati anche da uno studio di Transparency International Italia, in collaborazione con Rissc e Ispe-Sanità. Fatta eccezione per quattro regioni che sembrerebbero immuni da problemi legati alla corruzione nella sanità, in tutte le altre è ormai una piaga dilagante. Al punto che per classificare e registrare tutti casi i ricercatori hanno dovuto suddividere i casi in sottoclassi: farmaci, nomine, appalti di beni e servizi, sanità privata e negligenza medica.
Una situazione che il governo pare non conoscere bene. Anzi, sembra non conoscerla affatto. Almeno stando alle parole pronunciate da Renzi, poche settimane fa al G20. Il premier ha dichiarato che l’Italia è diventata un esempio a livello internazionale nella lotta alla corruzione. “Due esempi di buon funzionamento, di best practices: Anac per salvare Expo e combattere corruzione”. Peccato che proprio l’Anac abbia detto l’esatto contrario e che, a proposito dell’Expo 2015, uno dei sub commissari nominanti dal governo abbia dovuto patteggiare una pena a tre anni per corruzione (Antonio Acerbo avrebbe pilotato la gara per la costruzione delle Vie d’acqua sud in cambio di contratti fittizi di consulenza a favore del figlio Livio). Ma non basta, anche la Corte dei Conti avrebbe aperto un’inchiesta a proposito di certe gare d’appalto per la realizzazione della manifestazione appena conclusa. “Negare che ci siano fatti di corruzione su Expo sarebbe negare l’ovvio” aveva detto Cantone a proposito dell’Expo 2015. Ma di tutto questo Renzi pare non sapere nulla.
Diversa la posizione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “La corruzione è un furto di democrazia! Per questo la guerra contro questo male non può basarsi solo sull’azione “degli organismi internazionali, degli Stati, delle istituzioni pubbliche e dei corpi sociali”. È imprescindibile la “pratica di una cittadinanza attiva”, ha aggiunto Mattarella.
C.Alessandro Mauceri

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