Visita del premier iraniano in Italia e in Francia ……

Mentre in Italia non si placano le (giustificate) polemiche per la decisione di coprire alcune statue in occasione della sua visita, il premier iraniano Hassan Rohani ha attraversato la frontiera diretto in Francia.

La scia di polemiche lasciata in Italia riguarda prima di tutto l’”accoglienza” organizzata dallo staff del premier Matteo Renzi. A cominciare dalla sede degli incontri (perché un sito con tante statue raffiguranti nudi?). E poi, perché tanta cura certosina nel coprire queste statue quando, come ha confermato Ehsan Soltani, collaboratore di Notizie Geopolitiche ed esperto d’arte che vive in Iran, nei musei di questo paese non mancano statue e altre opere d’arte raffiguranti persone senza abiti?
Nessuno ha detto niente durante la visita di Hassan Rohani in Vaticano: anche qui decine di affreschi raffiguranti persone in abiti succinti. Anche il libro che Rohani ha regalato a Papa Francesco è pieno di miniature che mostrano scene in cui si usa il vino (che attualmente secondo legge del’Iran è proibito) e anche scene romantiche che, secondo la legge islamica, non sono consentite in pubblico. Secondo Soltani, regalare un libro come questo al Papa aveva un messaggio da parte di Rohani che rappresenta i moderati del’Iran.
Gesti che molti (ma di certo non i rappresentanti del governo italiano) hanno considerato come chiari segni.
A bacchettare Renzi dopo l’incontro sono stati anche gli alleati statunitensi. E non per aver coperto le statue. Dopo gli incontri tra imprenditori italiani e autorità iraniane sono circolate voci di accordi per la fornitura di 20 aerei Atr, costruiti da una joint venture tra Finmeccanica e Airbus, alla compagnia Meraj Airlines. Un contratto che, secondo gli esperti statunitensi, viola le sanzioni americane ancora in vigore contro la Repubblica islamica (in base all’Executive Order 13224, firmato dal presidente Bush nel 2001, per combattere il sostegno di attività terroristiche “La Meraj Air è una linea aerea del governo iraniano che è stata utilizzata per trasportare carichi illeciti, incluse armi, da Teheran al regime siriano, almeno dal 2013”). La compagnia italiana ha immediatamente smentito dicendo che “le discussioni commerciali contemplate riguardano solo linee aeree non sanzionate nel contesto della parziale eliminazione delle sanzioni contro l’Iran”, ma Washington ha replicato che sta analizzando la pratica, per decidere se intraprendere qualche azione. Valore dell’affare 400 milioni di dollari. Possibile che nessuno ci abbia pensato, prima di scegliere quali imprese fare incontrare al presidente iraniano?
Intanto, giunto in Francia, Rohani ha ricevuto un’accoglienza ben diversa da quella che ha trovato in Italia. Il movimento delle Femen ha organizzato manifestazioni plateali per denunciare le impiccagioni che avvengono in Iran: da quando è salito al potere Rohani, nel giugno 2013, sono state ben 2.277 le esecuzioni capitali (dati rapporto di Nessuno tocchi Caino) e in alcuni casi si è trattato anche di minori (o che lo erano quando avevano commesso il reato) e di condannati a morte per “reati politici” (ovvero aver manifestato contro il regime).
Il premier iraniano si è detto pronto “a voltare pagina nei rapporti con la Francia” e, per dimostrarlo, così come ha fatto in Italia, ha incontrato una ventina di aziende francesi con cui firmare contratti. Tutto ciò non è bastato, come ha dichiarato Associated Press (Ap), ad impedire alla Francia di chiedere ai propri partner di “pensare” a nuove sanzioni contro Teheran a causa dei recenti test missilistici. Una richiesta che secondo Ap è stata formalizzata la settimana scorsa durante il Consiglio dei ministri degli Esteri dei 28, solo pochi giorni dopo la revoca delle sanzioni per il programma nucleare. Una notizia, quella diffusa dall’agenzia di stampa francese che, però, non è stata confermata da fonti dell’Ue.
Anche la stampa francese ha accolto Rohani in modo ben diverso da come è avvenuto in Italia. Non sono mancati alcuni commenti polemici sulla “doppia faccia” dell’Iran, che mentre si apre all’Occidente sotto il profilo della collaborazione economica, al proprio interno rimane un paese sul quale permangono seri dubbi circa il rispetto dei diritti umani. Per questo motivo poco prima dell’inizio degli incontri all’Eliseo più di 60 deputati della maggioranza e dell’opposizione francese hanno inviato una lettera aperta al presidente François Hollande in cui si chiedeva fermezza e coerenza di fronte al presidente iraniano in tema di diritti umani. Fonti del governo francese hanno risposto che la questione dei diritti umani non è stata ignorata, ma che non è oggetto di prese di posizione pubbliche durante la visita.
E, come in Italia ci si è precipitati a coprire le statue per non infastidire l’ospite, in Francia per non ledere la sensibilità dell’ospite, facendogli trovare del vino (proibito dal Corano ma obbligatorio secondo il protocollo delle cene ufficiali in Francia), hanno “trasformato” la cena di gala in una “merenda di Stato”, tenuta nel pomeriggio. Ovviamente, senza vino o alcolici di alcun tipo.
Un modo diplomatico per far capire all’ospite che, a Parigi come in Italia, i miliardi dell’Iran valgon bene una cena…
C.Alessandro Mauceri

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Il Gange il fiume della vita che causa morti e malattie

Il Gange è il fiume sacro dell’India. Nasce sulle pendici dell’Himalaya tra i ghiacciai sacri a Shiva e attraversa città sacre come Rishikesh ed Haridwar fino a confluire in mare aperto nel Golfo del Bengala (il suo delta è immenso, è grande 350 km).
Per questo milioni di indiani fanno pellegrinaggi verso le sponde del Gange per bagnarsi nelle sue acque. Ogni sei anni i credenti nel Brahman si ritrovano alla confluenza del Gange con lo Yamuna e il Saraswati per celebrare la festa del Ardh Kumbh Mela, il cui culmine è rappresentato dalla cerimonia del Shahi Snan, il bagno purificatore nelle acque del grande fiume sacro. Una pratica che la credenza induista associa alla purificazione dai peccati, ma che ora rischia di provocare gravi danni alla salute dei milioni di pellegrini in arrivo da tutta l’India. Per gli Hindu il Gange rappresenta la dea Ganga, generatrice di tutte le acque, la madre generosa che disseta, purifica e guarisce.
Ma le acque del fiume Gange non sono poi così pure. Ogni anno decine di tonnellate di ceneri delle cremazioni e di resti umani vengono gettati nel fiume. A questo si aggiungono gli scarichi dovuti alle molte città che fanno defluire le proprie fogne direttamente nel fiume, senza nessun tipo di filtro o depurazione. Grandi città come Dheli, Allahabad e Varanasi, scaricano i liquami di scarto delle industrie (altamente tossici) nel fiume e nei suoi affluenti. “L’acqua del fiume è talmente lurida che nessuno è in grado di immergersi”, ha detto Shankaracharya Vasudevanand Saraswati, guida spirituale del più importante monastero induista di Allahabad. Un inquinamento che ne ha anche cambiato il colore: “Ora ha un colore rosso scuro, mentre una volta era tra il verde e l’azzurro”.
A lanciare l’allarme anche Hari Chaitanya Brahmachari, responsabile del monastero di Varanasi: “I pellegrini vengono qui per lavare i loro peccati, ma dopo un’immersione rischiano di portare in giro per il Paese qualche malattia della pelle”.
L’inquinamento del fiume è una miscela terrificante di colibatteri fecali (secondo alcuni il loro livello sarebbe tremila più dei limiti tollerabili), e di altri elementi inquinanti causati dal fatto che nel fiume confluiscono decine di prodotti chimici utilizzati per usi agricoli e idroelettrici. Nel fiume proliferano colibatteri e virus che sono all’origine di colera, epatiti, patologie gastrointestinali e parassitosi che ogni anno colpiscono e, a spesso uccidono, bambini ed adulti che si cibano dei prodotti agroalimentari irrigati con le medesime acque.
Oggi il Gange è il fiume più inquinato del subcontinente ed è tra i 10 fiumi più inquinati al mondo. Molti dei devoti shivaiti che si bagnano ritualmente nel fiume sacro e che vivono in eremitaggio lungo le sue sponde sostengono i movimenti ambientalisti. E così le sette di Nagha e Sadhu. Ciò non impedisce però a gran parte della popolazione di continuare ad inquinare il fiume oltre ogni immaginazione.
Al punto che diversi leader religiosi hanno minacciato di boicottare la Ardh Kumbh Mela e addirittura, come Hari Chaitanya Brahmachari, di promuovere un’azione legale presso l’alta corte di Allahabad.
Per questo il 30 gennaio la Missione nazionale per Clean Ganga (NMCG) ha organizzato una consultazione delle parti interessate a livello nazionale dal nome ‘Swachh Ganga-Gramin Sahbhagita’, il cui obiettivo è “pulire e ringiovanire” il fiume Gange attraverso la partecipazione attiva della popolazione rurale. Agli incontri parteciperanno i Gram Pradhan di 1649 gram panchayat, i governatori di Jharkhand e Uttrakhand, i ministri dello Sviluppo delle risorse umane, del turismo, degli affari, della gioventù e sport, dello sviluppo rurale dell’Unione e dell’Acqua potabile e servizi igienico-sanitari, insieme con numerosi politici eminenti e rapprenstanti di diverse ONG.
Scopo degli incontri definire una piattaforma per discutere le questioni e le possibili soluzioni da adottare per il Gange ringiovanimento ma anche la stipula di un protocollo d’intesa tra i governi dello Jharkhand e dell’Uttrakhand.
“Ganga figlia del dio della montagna e sorella di Parvati, moglie di Shiva, era talmente bella che gli dei decisero di non farla scendere sulla terra, ma quando il re Bhagirata, dopo aver trascorso mille lunghissimi anni in meditazione e preghiera sottoponendosi a tutte le privazioni del corpo, chiese a Brahma di far scendere le potenti acque purificatrice di Ganga sulla terra, li dio acconsentì e concesse a Bhagirata il suo desiderio”.
Non aveva tenuto in conto gli interessi delle multinazionali e le conseguenze del sovra popolamento e sfruttamento del fiume.
C.Alessandro Mauceri

I venditori d’aria canadesi fanno grandi affari in Cina

Nel 2013 Chen Guangbiao un imprenditore cinese decisamente lungimirante, riuscì ad accumulare un discreto gruzzoletto vendendo, nelle zone più inquinate della Cina, barattoli di aria pulita prelevata in regioni meno industrializzate: per ognuno chiedeva un prezzo enorme, 5 yuan, pari a circa 50 centesimi. L’anno scorso l’artista Liang Kegang guadagnò l’equivalente di 512 sterline vendendo un bicchiere riempito con aria presa da un viaggio nel sud della Francia.
Quello della vendita di aria pulita pare sia un business in grande crescita in Cina. Tanto che anche alcuni imprenditori stranieri hanno deciso di approfittarne. Oggi, in molte zone del paese, l’aria è irrespirabile. Nelle grandi città nel nord est e sud, l’inquinamento ha raggiunto livelli paurosi, come ha confermato l’agenzia di stampa statale Xinhua. Per questo c’è chi ha deciso di vendere ai clienti che vivono.
Per questo Vitality Air, una società canadese, ha visto i propri prodotti andare a ruba: il primo lotto di 500 “confezioni” è andato esaurito in quattro giorni. E un altro stock di migliaia di bottiglie ègià pronto.“Volevamo fare qualcosa di divertente e dirompente così abbiamo deciso di vedere se potevamo vendere l’aria”. E questo nonostante il prezzo sia tutt’altro che economico: una lattina da 7,7 litri di aria frizzante presa dal Parco Nazionale di Banff sulle Montagne Rocciose viene venduta a circa 10 dollari,ovvero cinquanta volte il prezzo di una bottiglia d’acqua minerale in Cina. A volte come ha detto Harrison Wang, il rappresentate per il mercato cinese, i clienti comprano l’aria per fare regali.
Quello che gli ignari compratori dagli occhi a mandorla non sanno è che la situazione dell’ambiente, in Canada, non è poi così rosea. Robert Powell, esperto per il Wwf, sostiene che Ottawa sta rischiando molto nel settore dei combustibili fossili. Lo shale gas è ampiamente sfruttato in Alberta sin dagli anni Settanta. Ciò ha prodotto, negli ultimi vent’anni, danni forse irreversibili e l’inquinamento di laghi e fiumi per via degli agenti chimici che, a seguito del fracking, vengono immessi nel suolo. Nel 2010 a causa dell’eccessivo sfruttamento delle sabbie bituminose nelle vicinanze del lago Alberta, da cui veniva estratto petrolio, si verificarono innumerevoli casi di pesci che avevano subito mutazioni genetiche al colore, con tumori grossi come palle da tennis e deformazioni di ogni tipo sulle pinne, sullo scheletro e sul corpo. Il governo canadese continuò a rassicurare i propri cittadini sull’impatto ambientale dell’escavazione di sabbie bituminose dicendo che “non inquinava”. Per questo, nel 2012, con il cosiddetto Canadian environmental assessment act, il governo canadese mise lo sfruttamento delle risorse ambientali al centro della crescita economica (una delle prime conseguenze furono le concessioni per trivellazioni esplorative nell’Artico). La conseguenza è che, oggi, a causa dell’inquinamento, l’acqua dei laghi canadesi si sta trasformando in gelatina. Come ha confermato uno studio dell’Università di Cambridge pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B.
Un fenomeno che si aggiunge al problema legato alla deforestazione per favorire lo sfruttamento delle risorse del suolo. Nonostante diverse organizzazioni come la Fao o l’Oecd continuino a presentare la qualità dell’aria e dell’acqua in Canada molto più elevata che nel resto del mondo, ciò è dovuto solo al fatto che molti dati sono nascosti essendo legati alla bassa antropizzazione del paese. Lo dimostrano i dati relativi all’ambiente: il Canada ha un’intensità energetica del 27per cento maggiore di quella della Cina, più del doppio delle emissioni pro capite e il 15% in più degli Stati Uniti. Pur avendo meno dello 0.04% della popolazione mondiale, il Canada oggi è responsabile di quasi il 2 per cento delle emissioni globali.
Peccato che questo, agli ignari cinesi che comprano le bottiglie d’aria provenienti dal Canada convinti di respirare finalmente una boccata d’aria pura, nessuno abbia pensato di dirlo.
C.Alessandro Mauceri

Poverty in the world

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World Bank said that “Extreme poverty is falling” and that “the world we live better and absolute (or “extreme”) poverty fell for the first time to below ten percent of the global population. ”
Words that made speechless many researchers.

“Economic growth reduces poverty” said World Bank President Jim Yong Kim. The gradual reduction of poverty would have been due thank to the high growth rates in developing countries. “This should give new impetus to the most effective strategies to end extreme poverty. An extremely difficult challenge, especially in a period of slower global growth, financial instability, volatile markets, conflict, high youth unemployment rates, and climate change. But we are on track to achieve the goal of ending extreme poverty by 2030”, he continued.

Otherwise the latest update of the World Economic Outlook of International Monetary Fund reported of a decline in global growth. “New factors supporting growth – said Olivier Blanchard, chief economist of the organization of Washington – as the fall in oil prices, but also the depreciation of the euro and the yen, are more than offset by the persistence of negative forces, including the legacy of the crisis and the weaker potential growth in several countries”.

The truth is that IMB changed the extreme poverty line (that was $ 1.9 per day). This means that to be considered in absolute poverty, a man should have a daily income of less than or equal to this amount. Recently, someone decided, without any valid reason and without any geopolitical or economic motivation, to move the extreme poverty line to of 1.20 dollars a day. This means that those who had a daily income of $ 1.50 and until recently it was considered in absolute poverty, now it no longer is. It is always “poor”, but not in extreme conditions.
This modification of the extreme poverty line, however, has great consequences in the presentation of the global data. While in 2012 there were 902 million (equal to 12.8 percent of the population) in extreme poverty, in 2015, thanks to this change, the absolute poors are less than 702 million, 9.6 per cent of the world population.
Richard Moro, economist, said: “To want to be a little “bad”, we could say that this reduction is false, because it comes from the fact that we changed, for some time, the data to calculate the form in which it calculates extreme poverty”. And “If we look at what these people are able to buy, perhaps with inflation that there has been in recent years, the dollar and 90’re not so sure it will help appears the same things that were bought with a first dollar”.
Another macroeconomic index confirms that absolute poverty is not going down. Gini index (the number between 0 and 1 that evaluates the concentration of money: an higher index means that inequalities between different social classes are elevate). The worldwide Gini index average is 0.38 (and growing).

World Bank experiment was just an attempt to present the state of the art in a less tragic form. May be the attempt to reach goals such as the Millennium Development Goals (MDGs), presented by the United Nations in 2000. One of these (the first) was “halve by 2015 the proportion of the global population whose income was less than one dollar a day” (http://www.unmillenniumproject.org/goals/gti.htm#goal1)
Unfortunately nowadays, absolute poverty in the world has not diminished (much less it has been reduced by half). Maybe that’s why the “experts” of international organizations decided to change the poverty rate….

The President of the World Bank, Jim Yong Kim said: “It’s the best news of the day – these projections show that we are the first generation in history to have the opportunity to end extreme poverty.”
His words has been written in many newspapers. And you will read on history books that in 2015 “poverty fell below the threshold of ten per cent,” … but, unfortunately the poor will continue and get poorer ….

C.Alessandro Mauceri

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4° potere

di Jacopo Cioni

Sono diversi giorni che non scrivo due righe, non certo per mancanza di argomenti, tutto ciò che avviene in questo miserando Stato è argomento di una riflessione, direi più per un vuoto mentale da abbondanza di argomenti. A fronte di decine di giornalisti professionisti che parlano del nulla e se va bene di qualcosa di concreto ma a mezze parole e nascondendo più o meno velatamente la verità, dovrebbero esistere decine di non giornalisti come me che ci provano a svelare quelle verità. Ed esistono, non sono certo famosi, le loro parole sono raramente oggetto di divulgazione mediatica di massa, ma ci sono. Potrei farne anche un elenco striminzito ma sinceramente non ne vedo l’utilità. L’impenetrabilità di certi argomenti verso i media di divulgazione di massa talvolta sfiorano il ridicolo e una redazione seria dovrebbe accantonare triti argomenti di riempimento temporale e dedicarsi anima e corpo a spiattellare regolarmente argomenti politici ed economici a fronte di una penetrazione nel tessuto sociale di coscienza e a seguito di questa di un’azione che è attualmente assolutamente inesistente, sia a livello politico che popolare.
Certo è che una tal si fatta redazione avrebbe vita difficile, immagino la quantità di querele e sputtanamenti ad opera di altra parte mediatica che si svilupperebbero e quanti soloni si accenderebbero come un mortaretto per controbattere, ma almeno ci sarebbe un confronto. In quante interviste giornalistiche cartacee o televisive vedete un giornalista mettere in difficoltà il suo interlocutore politico? Personalmente lo vedo talmente di rado che sospettare una collusione fra giornalismo e politica o finanza è ormai obbligo. Quei rari spezzoni che esistono girano in rete, ma mai sono riproposti in un telegiornale o in un programma di approfondimento. Più facile assistere a dei cani che scodinzolando annusandosi il posteriore che a vere e proprie inchieste giornalistiche. Certo è che i più conosciuti giornalisti televisivi definirli tali è diventato utopistico e non a caso occupano certi posti. Vedere intervistatori che sappiamo essere collusi con club sovranazionali o altri che sappiamo occupare quel posto solo per influenza politica e non per merito investigativo è stomachevole e per chi conosce i retroscena è un vera e propria pena.
Vuole un movimento politico dimostrare di essere fuori da questi giochetti di censura e avvalorare il proprio riconoscimento verso i Cittadini non solo a parole, ma con atti concreti? Bene, cominci ad organizzarsi per una riforma della comunicazione perchè senza essa, la comunicazione, l’informazione realmente libera e scevra da condizionamenti, non si riuscirà mai a cambiare la coscienza di un popolo o di più popoli. Il nodo del 4° potere è attuale più che mai e non può essere disatteso ancora per molto. Il controllo editoriale non può più essere in mano ai burattinai, ma deve essere realmente libero e non controllabile dai poteri forti. Sovranità dell’informazione. Allora cambieranno le coscienze e le persone ritroveranno i giusti stimoli a combattere per i propri diritti e per quelli dei propri figli. Se ciò non accadrà saranno inutili anche le battagli parlamentari o le riunioni di piazza fra pochi coscienti.

Jacopo Cioni

COP21 FAILURE!

Today, in Paris, starts the 21th UN Climate Conference (COP21), the international conference for climate. Terrific safety conditions after the attacks that killed 130 people just a couple of weeks ago. For the next two weeks (until 11 December), the entire area of the Bourget where takes place the conference will be controlled by 2,800 agents (other 6,300 will be deployed around Paris).

Leaders coming from 150 countries will try and reach an agreement to reduce global warming and avoid irreversible consequences.
“I count on you to negotiate and build compromises since the next few hours,” said the French Foreign Minister, Laurent Fabius, starting works of the Conference as president. And, referring to other climate conferences (such as the Kyoto and Copenhagen, six years ago), he said: “If we want to rely on a pseudo-miracle last night, I’m afraid that is not a good solution.”

After years of discussion and debate, it seems that the scientific community is unanimous about the state of criticality. The latest data on average annual temperatures are worrying: 2015 will be the warmest year of the Earth since when, in 1880, began the instrument readings. The global average temperature growth of the surface is 1.04 ° C, as confirmed by NASA data. As a matter “almost eerie, a significant jump for models of climate change,” said Hans Joachim Schellnhuber, a climate of CBE Potsdam Institute for Climate Impact Research, who added: “If the trend is not changed, there will be increased temperature by the end of the century more than 5 degrees.”
Anthropogenic warming, added to natural climate variability, will cause terrible changes in the territory.

The goal of the summit is to define actions to be taken to stop, or at least limit, this phenomenon in the coming decades. Therefore, in view of the conference, 183 countries out of 195 (although with considerable delay) presented their promises and proposals to reduce emissions of greenhouse gases.
“Commitments” proposed, however, according to experts, would not avoid the increase in average temperatures of less than 3 degrees. Results will request to re-evaluate its proposals. Beginning in countries that are the biggest polluters, such as most industrialized countries (United States, Europe and Japan) and many of the developing world (China and India).

Promises that most of these countries are not ready to make. USA “are opposed to a binding agreement” (for internal reasons) and “have not presented an alternative approach,” said the European Commissioner for Climate, Miguel Arias Canete, recalling that Paris, unlike Kyoto, “must be a universal agreement, so we want the US to be part of it. ”
And position of the most European countries would be “still far” from what is necessary to reach an effective global agreement, as confirmed Jiri Jerabek Greenpeace. His opinion is shared by other organizations such as the Climate Action Network Europe (CAN) and WWF. According to Jerabek “Europe can do more to accelerate the transition towards an energy system based on renewables and commit to eliminate fossil fuels at home.”
The risk is that, as happened after Kyoto conference, Paris will become another opportunity to make promises not to be maintained or to allow industrialized countries to continue to pollute using “compensation” (a country can go over the limits promised as long as other countries sign a deal to stay below these limits). Wendel Trio, director of Can, said that “the negotiating position includes’ dark areas’ ‘.

Many countries in the developing world, from the Pacific Islands to the African Group, reiterated that they “want a binding agreement” and therefore “those who do not accept it must submit a proposal for negotiation” as confirmed Canete.

C.Alessandro Mauceri

 

Nepal, tre milioni di bambini rischiano di morire (e senza neanche sapere perchè)

Mentre a Parigi, tra la presentazione di studi che confermano i pericoli per l’ambiente del pianeta e una dichiarazione di non voler far niente per risolvere il problema, i partecipanti al COP21 alloggiano in hotel a cinque stelle e si abbuffano in banchetti luculliani, dall’altra parte del mondo, in Nepal, tre milioni di bambini rischiano di morire.
A lanciare l’allarme è stato l’Unicef che ha detto che queste potrebbero essere le conseguenze del terremoto di aprile scorso e, soprattutto, del blocco commerciale con l’India. La maggior parte degli aiuti diretti in Nepal transita attraverso l’India. Ciò ha provocato una grave penuria di carburante, medicine e altri generi di prima necessità. “Con l’arrivo dell’inverno – ha detto il direttore generale Anthony Lake – la mancanza di medicine salvavita e di vaccini, insieme alla malnutrizione e all’ipotermia, è una miscela mortale per i bambini al di sotto dei 5 anni”.
“Il terremoto ha causato una distruzione inimmaginabile” ha dichiarato Rownak Khan, vice rappresentante Unicef in Nepal. “Gli ospedali sono sovraffollati, l’acqua è scarsa, i corpi sono ancora sepolti dalle macerie e le persone dormono all’aria aperta. Queste sono le condizioni perfette per la proliferazione di malattie”. “Il Nepal entra di diritto a far parte della lunga lista dei paesi colpiti da emergenze dimenticate, oggi ad oltre 7 mesi di distanza possiamo dirlo con certezza” ha detto il portavoce dell’Unicef Italia, Andrea Iacomini.
Il sisma che ha colpito il Nepal ad Aprile ha distrutto più di 130.000 case. In un paese dove il 40 per cento dei bambini soffriva già di malnutrizione cronica, ciò ha avuto conseguenze terrificanti.
Almeno 15.000 bambini hanno bisogno di alimenti terapeutici e 288.000 necessitano di cure. “Nei 14 distretti più colpiti il 40 per cento della popolazione colpita è formata da bambini. Non hanno più una casa perché sono state tutte distrutte o sono inagibili. Questi poveri innocenti con il progressivo abbassamento delle temperature rischiano di morire congelati. A loro vanno aggiunti 60mila sfollati che hanno trovato rifugio in uno dei 120 siti di accoglienza del paese, di cui solo l’85% è adatto a sopportare la stagione invernale. Il rischio è altissimo anche per le oltre 80mila famiglie che vivono in zone d’alta quota in rifugi di fortuna, privi di riscaldamento e del gas per cucinare, per non parlare della mancanza di vestiti e coperte. La solidarietà non può fermarsi quando i riflettori dei media si spengono, è ingiusto, inumano” ha aggiunto Iacomini.
Da diverse settimane, a questa situazione si sono aggiunte le difficoltà di ricevere aiuti per la popolazione Madeshi che ha chiesto inutilmente che il Terai (Madesh) diventasse una delle province autonome previste nella nuova costituzione. Pur essendosi dichiarata favorevole alla richiesta dei Madeshi, infatti, l’India ha deciso di limitare i traffici transfrontalieri “per ragioni di sicurezza”. Secondo l’Unicef, a colpire questa parte dell’Asia è la “carenza di gas, cibo e medicine, oltre alla chiusura delle scuole nella regione del Terai”, dove 1,5 milioni di bambini non va più a scuola.
Con l’inverno alle porte la situazione, specie per i minori diventata critica: ai disagi del dopo-terremoto (la ricostruzione è lontana anche solo da cominciare) si sono aggiunti il freddo e le piogge incessanti. Con conseguente rischio di patologie, soprattutto per i più piccoli. Il vaccino contro la tubercolosi manca dai magazzini governativi da tempo e anche altri vaccini e gli antibiotici sono ormai a livello critico. Spesso i soccorsi non possono arrivare perché manca la benzina e le associazioni umanitarie e dei soccorsi non possono spostarsi all’interno del paese per portare aiuti, rifornimenti, andando ad aggravare una situazione già abbastanza critica.
Il segretario dell’Onu Ban Ki-Moon ha nei giorni scorsi lanciato un appello ai governi di Kathmandu e New Delhi affinche’ giungano presto a un accordo per la riapertura della frontiera per ragioni umanitarie.
L’anno scorso, in Nepal, più di 800 mila bambini sotto i 5 anni hanno sofferto a causa delle condizioni climatiche e circa 5 mila sono morti. “Il Nepal sta collassando – ha detto Iacomini – e il clima di violenza registrato nelle ultime settimane a causa delle proteste contro l’istituzione di una nuova Costituzione non lascia presagire un futuro migliore neanche dal punto di vista politico. Occorre un risveglio di umanità per il popolo nepalese e i suoi bambini”.
E mentre in Nepal milioni di bambini rischiano di morire, in Europa, i politici di tutto il mondo banchettano e chiacchierano del futuro del pianeta (per il quale non faranno niente).
C.Alessandro Mauceri

 

Merkel personaggio dell’anno (chissà se è contenta?)

La rivista Time ha nominato la cancelliera tedesca Angela Merkel “personaggio dell’anno 2015”. E come sempre, in queste occasioni le ha dedicato la copertina con il titolo “Angela Merkel, cancelliera di un mondo libero”. Tralasciando ogni commento sulla decisione di parlare di libertà (dato che, di fatto, da anni la Germania impone le proprie scelte a buona parte dei paesi dell’Unione), resta da capire se essere nominati “personaggio dell’anno” dalla famosa rivista americana sia qualcosa di andare orgogliosi o no.

Prima di lei, a ricevere questo “onore” solo tre tedeschi. Nel 1970 toccò a Willy Brandt (al quale nel 1971 venne conferito anche il premio Nobel per la pace), che solo pochi anni dopo (nel 1974) fu costretto a dimettersi a causa del presunto coinvolgimento di un suo consigliere in una rete di spionaggio a favore della Repubblica Democratica Tedesca. Prima di lui, a ricevere l’ambito riconoscimento, nel 1953, era stato Konrad Adenauer, l’”uomo giusto”, secondo gli alleati (che lo misero alla guida della Germania). Lo stesso che affermò: “Se gli austriaci ci dovessero chiedere risarcimenti per danni di guerra, restituirò loro la salma di Hitler”. Nel 1954, l’Unità, poco prima di una sua visita ufficiale a Roma, lo definì “erede del Kaiser e di Hitler” e “capo del quarto Reich”. Ma erano altri tempi.

Erano altri tempi era appena finita la Seconda Guerra Mondiale. E a proposito di Seconda Guerra Mondiale, un altro tedesco, poco prima era stato nominato “personaggio dell’anno” dalla rivista Time: Hadolf Hitler (unico vincitore a non essere ritratto in copertina). Quale sia l’opinione generale del “fuhrer” e se davvero meritasse quel riconoscimento è qualcosa che tutti possono valutare (ripensando ai lager nazisti).

Il fatto è che, a scorrere l’elenco dei personaggi che nel corso dei decenni sono stati insigniti di questo titolo si incontrano “personaggi” certamente passati alla storia ma dalla carriera quantomeno dubbia. A cominciare da Hailé Selassié, il cui vero nome era Tafari Makonnen Woldemikael (l’altro nome, che significa “Potenza della Trinità”, se lo scelse nel novembre 1930 quando si autoproclamò imperatore). Nel 1935 gli fu conferito il titolo di personaggio dell’anno, ma la sua vita è coperta da numerose ombre: salì al potere dopo aver ordito una congiura contro il cugino Ligg Jasu allora reggente (si dice con l’accordo di Italia, Franca ed Gran Bretagna). Non a caso, nel 1936, il suo slancio riformistico (che gli era valso il titolo) venne bruscamente interrotto dall’invasione dell’Italia fascista. Tornò al potere poco dopo, grazie agli inglesi.

L’anno dopo, toccò a Wallis Simpson, l’amante di Edoardo di Windsor, allora principe del Galles ed erede al trono britannico (per lei, il futuro re abdicò). Due anni dopo essere stata eletta “personaggio dell’anno”, finì sui giornali per una sua frase: quando i tedeschi invasero la Francia, nel maggio del 1940, e dopo la disfatta inglese di Dunquerque, lei commentò: «Non posso dire di essere dispiaciuta». Davvero un “personaggio”.

Anche Stalin ricevette l’ambito riconoscimento. Eppure la storia lo ricorda come colui che diede inizio al periodo delle “purghe” e del Grande terrore (eliminò fisicamente tutti i suoi avversari nel partito, nell’economia, nella scienza, nelle forze armate, nelle minoranze etniche). E fu sempre lui ad organizzare i campi di detenzione e lavoro (Gulag) in cui furono imprigionate milioni di persone. Nonostante ciò, Stalin venne insignito del titolo di personaggio dell’anno non una, ma due volte: nel 1939 e nel 1942.
Del premio venne insignito anche l’esercito americano (nel 1950) che partiva per la Corea: gli storici stimano che il numero delle vittime causate dal conflitto sia di almeno 2.800.000, tra morti, feriti e dispersi, metà dei quali civili. Un riconoscimento che venne conferito anche ai militari statunitensi che partivano per l’Iraq (nel 2003): per questa guerra non esistono dati certi sul numero di morti e feriti che avrebbe causato, ma gli storici parlano di “centinaia di migliaia di morti” (c’è chi ha calcolato che il loro numero potrebbe essere superiore ai 700mila).
Nel 1958, la rivista Time assegnò il premio a Charles De Gaulle. Lo stesso anno De Gaulle diede un esempio di cosa intendesse per “democrazia”: stravolse la Costituzione francese (nel “Discorso di Bayeux”) eliminando quella che definiva la “dittatura parlamentare”e accentrando fortemente i poteri nelle mani dell’esecutivo (Presidente della Repubblica e governo da lui nominato) a discapito del Parlamento.

Per due anni di seguito il riconoscimento toccò a Nixon (nel 1971 e nel 1972). Solo un paio d’anni dopo, nel 1974, Nixon fu coinvolto nello scandalo Watergate e fu costretto a dimettersi, ma non prima di aver mandato migliaia di concittadini a morire in guerra in Vietnam. Le sue politiche sulla vicenda della guerra erano basate su una serie di principi fissati con i suoi collaboratori Melvin Laird ed Henry Kissinger.

Non a caso, anche quest’ultimo, l’anno dopo (1973), venne insignito dell’ambito titolo di personaggio dell’anno. Fu lui ad accompagnare il nuovo presidente Ford in Indonesia dove pare siano stati definiti i dettagli dell’invasione di Timor Est. La guerra tra Indonesia e Timor Est causò migliaia di morti e c’è chi afferma che tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il supporto in armi e armamenti all’Indonesia da parte degli americani.
L’attenzione degli Usa è sempre stata rivolta verso l’Asia e verso il Medio Oriente. Nel 1979, ad essere riconosciuto personaggio dell’anno fu l’ayatollah Ruḥollāh Moṣṭafāvī Mōsavī Khomeynī, leader carismatico dell’estremismo islamico che portò alla rivolta nel proprio paese. Proprio quell’anno, lo scià fu costretto a fuggire dall’Iran e Khomeyni, di ritorno da un esilio durato quasi sedici anni, instaurò la “repubblica islamica”. Fu allora che migliaia dei collaboratori del deposto scià furono arrestati e fucilati dopo processi sommari. Nel sua autobiografia, Ali Ağca, l’attentatore di Papa Giovanni Paolo II (anche lui personaggio dell’anno, nel 1994), ha dichiarato che mandante era Ruhollah Khomeyni, che gli avrebbe ordinato in turco di “uccidere il Papa in nome di Allah”.
L’elenco dei soggetti “discutibili” o delle scelte opinabili con cui la rivista Time ha assegnato il titolo di personaggio dell’anno è lunghissimo. Fino alla decisione di pochi giorni fa di indicare la Merkel “Person of the Year”.

Un riconoscimento, visti i suoi predecessori, di cui non si sa bene se la cancelliera debba essere orgogliosa o arrabbiata.

C.Alessandro Mauceri

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Tutti (tranne Renzi) dicono che in Italia la corruzione sta dilagando

Distratti dalle beghe legate ad alcune banche, è passato in sordina la data del 9 dicembre: dal 2003, in tutto il mondo, in questo giorno si celebra la Giornata Internazionale Contro la Corruzione, istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare i cittadini sul problema.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha diffuso un documento in cui sono raccolti i dati sull’attuazione della Convenzione sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali del 17 dicembre 1997 (Working-Group-on-Bribery). I “numeri”, aggiornati a dicembre 2014, parlano di 393 indagini in 25 Stati dal 1999 al 2014. Ma a sorprendere sono altri dati riportati nello studio: le condanne, ad esempio, che sono state complessivamente 361 per le persone fisiche (e 126 per quelle giuridiche). In ben 24 stati (tra i quali la Grecia) non sarebbero mai state comminate sanzioni per corruzione né nei confronti di persone fisiche né nei confronti di persone giuridiche (nel periodo indicato).
Un problema grave in Italia e in Sicilia. A denunciarlo è stato Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, (l’Autorità Nazionale Anticorruzione): “I numeri delle sentenze definitive relative a processi per corruzione in Italia sono disastrosi”. Lo ha fatto intervenendo al Forum “Anticorruzione e Trasparenza”. “Purtroppo far emergere casi di corruzione in Italia è difficile, in quanto nessuno denuncia. Sarebbe necessario che prima dell’intervento penale fossero predisposti strumenti di prevenzione”, ha aggiunto. “Nel solo caso delle grandi opere pubbliche la corruzione (comprese le perdite indirette) è stimata a ben il 40% del valore totale dell’appalto. Secondo gli studi, l’ alta velocità in Italia è costata 47,3 milioni di euro al chilometro nel tratto Roma-Napoli, 74 milioni di euro tra Torino e Novara, 79,5 milioni di euro tra Novara e Milano e 96,4 milioni di euro tra Bologna e Firenze, contro gli appena 10,2 milioni di euro al chilometro della Parigi-Lione, i 9,8 milioni di euro della Madrid-Siviglia e i 9,3 milioni di euro della Tokyo-Osaka. Queste differenze di costo, di per sé poco probanti, possono rivelarsi però una spia, da verificare alla luce di altri indicatori, di un’eventuale cattiva gestione o di irregolarità delle gare per gli appalti pubblici”.
È questo il motivo per cui la corruzione si sta diffondendo a macchia d’olio: le probabilità di essere scoperti è minima e condannati ancor più bassa.
Ormai è raro trovare un grande progetto che non si sia macchiato di corruzione: dal Mose, all’Expo 2015 a Mafia Capitale (solo per citare i più famosi). Per non parlare delle attività di lobbying (in Italia ancora poco regolamentata) e degli appalti. Secondo i dati della relazione dell’Unione europea sulla lotta alla corruzione, questo fenomeno costa all’economia europea 120 miliardi di euro ogni anno e secondo la Corte dei conti italiana fa notare che i costi diretti totali della corruzione sarebbero 60 miliardi di euro l’anno (pari a circa il 4% del PIL).
Eppure la Convenzione è in vigore per l’Italia dal 15 dicembre 2000 (legge di ratifica ed esecuzione n. 300/2000) e con il Dlgs n. 231/2001 è stata introdotta la responsabilità amministrativa delle società per reati di corruzione interna e internazionale. E non sono mancati gli arresti: solo nel 2014, hanno portato a centinaia di arresti in Calabria (244), in Piemonte (201), in Lombardia (209). Arresti che però, come in molti altri paesi, solo raramente sono stati seguiti da condanne.
Ancora peggio la situazione in Sicilia: al portale anticorruzione lanciato dal Movimento 5 Stelle in Sicilia, in sole due settimane, sono stati registrati oltre duecento casi. “Ci sono segnalazioni di tutti i tipi: alcune denunce sembrano veramente interessantissime. È ovvio che tutto va preso con le pinze ed analizzato con la massima attenzione, alla ricerca di riscontri che ci possano portare a denunciare tutto alla magistratura” ha detto la parlamentare Giulia Di Vita. Pare che il settore più appetibile sia quello della Formazione professionale. Ma la corruzione dilaga anche in altri settori. Come quello della sanità. A denunciarlo è stato Francesco Macchia, presidente dell’Istituto per la promozione dell’etica in Sanità, che commentando i dati del Libro bianco dell’Ispe, ha detto: “Sprechi, inefficienze e corruzione costano ogni anno all’Italia 23 miliardi di euro: la malasanità ci costa in pratica l’equivalente di una finanziaria. È anche per queste ragioni che la Sicilia affonda. Anni di infiltrazioni mafiose, incompetenza e malcostume, hanno fatto sì che gli abitanti dell’Isola abbiano pagato 300 milioni di euro in più per ripianare i conti in rosso. Hanno versato le massime aliquote possibili per avere dei servizi sanitari spesso scadenti e inadeguati”. Che ha aggiunto: “Il settore dove si sperpera la maggior parte dei 23 miliardi l’anno è il procurement, ossia l’acquisto di beni e servizi che rappresenta il 40 per cento del budget sanitario”. E ancora, “C’è corruzione anche in ambito farmaceutico, dove si registra il fenomeno della sovraprescrizione e quello del comparaggio che lega talvolta in maniera indebita medici e aziende in nome di reciproci vantaggi economici”.
Dati, quelli riportati da Macchia, che sarebbero confermati anche da uno studio di Transparency International Italia, in collaborazione con Rissc e Ispe-Sanità. Fatta eccezione per quattro regioni che sembrerebbero immuni da problemi legati alla corruzione nella sanità, in tutte le altre è ormai una piaga dilagante. Al punto che per classificare e registrare tutti casi i ricercatori hanno dovuto suddividere i casi in sottoclassi: farmaci, nomine, appalti di beni e servizi, sanità privata e negligenza medica.
Una situazione che il governo pare non conoscere bene. Anzi, sembra non conoscerla affatto. Almeno stando alle parole pronunciate da Renzi, poche settimane fa al G20. Il premier ha dichiarato che l’Italia è diventata un esempio a livello internazionale nella lotta alla corruzione. “Due esempi di buon funzionamento, di best practices: Anac per salvare Expo e combattere corruzione”. Peccato che proprio l’Anac abbia detto l’esatto contrario e che, a proposito dell’Expo 2015, uno dei sub commissari nominanti dal governo abbia dovuto patteggiare una pena a tre anni per corruzione (Antonio Acerbo avrebbe pilotato la gara per la costruzione delle Vie d’acqua sud in cambio di contratti fittizi di consulenza a favore del figlio Livio). Ma non basta, anche la Corte dei Conti avrebbe aperto un’inchiesta a proposito di certe gare d’appalto per la realizzazione della manifestazione appena conclusa. “Negare che ci siano fatti di corruzione su Expo sarebbe negare l’ovvio” aveva detto Cantone a proposito dell’Expo 2015. Ma di tutto questo Renzi pare non sapere nulla.
Diversa la posizione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “La corruzione è un furto di democrazia! Per questo la guerra contro questo male non può basarsi solo sull’azione “degli organismi internazionali, degli Stati, delle istituzioni pubbliche e dei corpi sociali”. È imprescindibile la “pratica di una cittadinanza attiva”, ha aggiunto Mattarella.
C.Alessandro Mauceri

L’affare banche (e gli scheletri nell’armadio)

L’”affare banche” si contorna di aspetti strani ogni minuto che passa. Dopo le polemiche a proposito degli interessi di uno dei ministri in una delle banche salvate dal governo (pare che mezza famiglia fosse in qualche modo “interessata” al salvataggio della banca), è la volta il presidente del consiglio: Renzi ha promesso che il governo interverrà per tutelare i risparmiatori che hanno perso tutti i loro risparmi (e alcuni di loro anche la vita). Salvarli come? In modo “renziano”, ovviamente.
A rimborsare i correntisti dovrebbe essere un “fondo di solidarietà” finanziato con 100 milioni provenienti dal Fondo interbancario per la tutela dei depositi. Ma, e qui sta il bello, ad essere risarciti non saranno tutti i risparmiatori, ma solo alcuni: a definire i criteri di scelta e a gestire la faccenda sarà un commissario. Perché questo arbitrato non dovrebbe essere affidato alla Consob o alla Banca d’Italia (qual è il suo ruolo da quando molte delle sue competenze sono passate alla Bce)? Senza contare che la nomina del soggetto che dovrà occuparsi dell’analisi dei correntisti da risarcire non avverrà mediante una selezione (magari a seguito di un bando pubblico): sarà effettuata con decreto del presidente del Consiglio, su proposta del Ministro dell’Economia e previa deliberazione del Consiglio dei ministri.
Nessuno sa quali saranno i criteri adottati per questa selezione né perché dovrebbero essere risarciti solo alcuni e non tutti quelli che sono stati danneggiati dal modo di fare delle banche. Un modo di fare che, in più occasioni, sarebbe stato tutt’altro che trasparente. “Il problema non è tanto cosa firma il cliente all’atto dell’acquisto dei prodotti finanziari, ma il grado di consapevolezza da questi raggiunto allorché gli viene sottoposto il prospetto informativo”, ha detto Vincenzo Imperatore, ex manager e capo area di un importante istituto di credito, autore del libro “Io so e ho le prove”. Che ha aggiunto: “Nel momento in cui il cliente intende effettuare un investimento, la banca è obbligata a fotografare il suo grado di preparazione, la consapevolezza che ha del mercato finanziario e delle dinamiche economiche. Così il funzionario di banca – in base alla direttiva Mifid – deve porgli un questionario. In questo modo viene creato il profilo di rischio del cliente, personalizzato e modellato sulla base delle sue conoscenze”. Secondo Imperatore, spesso i clienti delle banche non sanno esattamente cosa hanno firmato o non sarebbero in grado di conoscere il livello di rischio che certi investimenti comportano.
Anche altri i risvolti di questa vicenda appaiono poco chiari. Come ha più volte denunciato il settimanale l’Espresso, sarebbe molto strano quanto è accaduto in un’altra di queste banche: secondo la rivista, alcuni azionisti della Popolare di Vicenza sarebbero riusciti a disfarsi delle azioni della banca subito prima che esplodesse lo scandalo (con conseguente calo del valore dei titoli di oltre il 20 per cento). A farlo, però, sarebbero stati alcuni imprenditori (tra loro ci sarebbe addirittura un banca) e nomi illustri dell’alta borghesia, mai persone comuni. Almeno una ventina di azionisti nel 2014, poco prima del crollo della banca, sarebbero stati così previdenti da decidere liberarsi delle azioni. Proprio poche settimane prima che la Popolare di Vicenza facesse il tonfo (l’ultima semestrale ha mostrato perdite superiori al miliardo di euro). Il sospetto avanzato da l’Espresso è che mentre a molti dei risparmiatori veniva nascosto quale fosse realmente lo stato dell’azienda, ad altri, invece, sarebbe stato detto quando era il momento di abbandonare la nave.
Ma non basta. Anche il motivo di tanta fretta da parte del governo nel varare il decreto e soprattutto di quali saranno i criteri adottati per il salvataggio dei clienti delle banche sono poco chiari. Dall’1 gennaio 2016, entrerà in vigore la possibilità per le banche di effettuare il bail in, ovvero la possibilità di far pagare la cattiva gestione saranno prima di tutto gli azionisti, ma anche i correntisti. Se già risulta poco chiara la situazione per i primi, potrebbe essere ancora più complicata per i secondi. Tra i clienti delle banche ci sono anche grossi enti i quali, in caso di bail in, non potrebbero esimersi dal “condividere” i problemi delle banche. Enti come l’Anas che pare abbia depositato una bella sommetta proprio su un conto aperto presso Carichieti, un’altra delle banche in crisi. In caso di default della banca, per pagare parte delle perdite potrebbero essere prelevati i soldi dell’Anas (che è al 100 per cento proprietà dello stato).
A meno che qualcuno non intervenga prima scegliendo con oculatezza quali clienti e quali banche aiutare e commissariando il soggetto valutatore.
Una vicenda, quella del modo di gestire e di salvare le banche, che appare più sporca ogni giorno che passa. Non c’è da sorprendersi se gli italiani non hanno più fiducia nelle banche. Oggi, nove italiani su dieci non si fidano più delle banche: “Per il sistema bancario – ha detto Pietro Vento, direttore di Demopolis – è il punto più basso degli ultimi dieci anni”. Come dargli torto: a chi, aprendo un deposito bancario e, è stato detto che, in base alla legge vigente, una volta depositati, i suoi soldi non sarebbero più stati loro proprietà, ma sarebbero automaticamente diventati proprietà delle banche? Eppure è proprio quello che accade dopo aver messo la firma su decine e decine di fogli…..
C.Alessandro Mauceri

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