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L’ambiente, per chi governa e amministra l’Italia, è spazzatura.

Mentre il presidente del Consiglio, Matteo Renzi e il presidente della Commissione Europea, Junker, riempiono le prime pagine dei giornali con il loro battibecco a distanza, solo in pochi hanno pensato di informare i cittadini delle sanzioni che saranno costretti a pagare a causa della cattiva gestione di impianti idrici, rifiuti e fognature. A settembre dello scorso anno, l’Italia era già stata costretta a pagare, a seguito di sentenze emesse dalla Corte di Giustizia europea, multe per circa 153 milioni di euro. Nel 2016, i contribuenti dovranno pagare all’Ue sanzioni per quasi mezzo miliardo all’anno. E potrebbe essere solo l’inizio. Da quanto risulta dalle proiezioni su alcune procedure di infrazione, le sanzioni dovrebbero ammontare a circa 480 milioni all’anno. Fino a quando? Finchè in Italia non si deciderà di fare qualcosa di concreto per ottemperare a quanto previsto da regolamenti e direttive comunitarie.
La situazione, infatti, è ben lontana dall’essere risolta (forse è proprio per questo che il nuovo che avanza ha preferito non parlarne rivolgendosi a Junker e tanto meno lo ha fatto a dicembre nel suo “discorso agli italiani”). Nel Bel Paese esistono enormi problemi sui sistemi fognari e depurativi in oltre 2.500 comuni. E che sia questa la causa delle sanzioni emesse dall’Ue, il governo lo sa bene. Non a caso, con la legge di Stabilità (comma 813), ha autorizzato il ministero dell’Economia e delle finanze a rivalersi sulle amministrazioni locali responsabili delle violazioni.
In poche parole, quindi, l’Unione europea ha multato l’Italia che si rivarrà sui comuni e sulle regioni., le quali, viste le condizioni economiche di estremo disagio in cui si trovano, non potranno che scaricare questa palla sugli “ignari cittadini che saranno costretti a pagare queste multe con l’aumento dei tributi locali”, come ha affermato il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi. E per di più sperano di riuscire a farlo parlando della vicenda meno che si può.
Lo dimostra il fatto che quanto accadrà non è una novità. Le principali procedure d’infrazione la 2004/2034, la 2009/2034 e la 2014/2059 non sono “nuove”. Di queste, sulla prima (relativa agli obblighi di predisposizione dei sistemi di raccolta e dei sistemi di trattamento in ben 110 agglomerati) la Corte di Giustizia europea si è espressa già nel 2012. Da allora si sono succeduti ben tre governi. E nessuno di questi ha detto niente né è riuscito a fare granchè per risolvere il problema. Sulla seconda (relativa agli obblighi di predisposizione dei sistemi di raccolta e dei sistemi di trattamento in 41 siti) la Corte di Giustizia si è espressa ad 10 aprile 2014. E anche in questo caso, in quasi due anni, il “governo del fare” non pare abbia fatto molto. L’ultima, ma non per questo meno importante dato che riguarda ben 883 agglomerati urbani e 55 aree sensibili, è stata avviata anche questa all’inizio del 2014, a seguito delle ispezioni EU Pilot 1976/11/ENVI.
Il problema riguarda tutto il territorio nazionale. Siti in violazione delle norme comunitarie si trovano praticamente in tutte le regioni d’Italia. Ma la situazione è decisamente più grave nel Mezzogiorno e ancora di più in Sicilia, dove ad essere sotto accusa non sono solo gli “inceneritori” di cui si è parlato negli ultimi anni (spesso senza sapere nulla della materia e comunque senza giungere a niente). Le violazioni riguardano praticamente tutto il territorio regionale, da Agrigento a Bivona, da Caltabellotta a Casteltermini, da Cattolica Eraclea a Lampedusa, da Menfi a Montevago, da Palma di Montechiaro a Porto Empedocle, da Ribera a Sambuca di Sicilia, da Sciacca a Campofranco, da Niscemi a Catania, da Giarre a Milo, da Randazzo a Vizzini, da Enna a Piazza Armerina, da Capo d’Orlando a Gioiosa Marea, da Lipari-Vulcano a Messina, da Milazzo a Patti, da Giardini-Naxos a Bagheria, da Carini e Asi Palermo a Cefalù, da Corleone a Monreale, da Piana degli Albanesi a Prizzi, da Termini Imerese a Ustica, da Ragusa a Noto, da Castellammare del Golfo a Erice, da Marsala a Mazara del Vallo, da Pantelleria a San Vito Lo Capo, solo per citarne alcuni.
In pratica non c’è provincia, comune o impianto che non risulti, per un motivo o per l’altro, irregolare e che non dimostri l’incapacità di chi ha amministrato la “cosa comune” di risolvere il problema, pur sapendo che l’Unione Europea aveva avviato una procedura di infrazione. Un problema (anzi più di uno, dato che le infrazioni contestate in molti dei siti sono state diverse) che non può e non deve essere considerato solo “locale”: una simile estensione di procedure di infrazione praticamente a tutto il territorio regionale è segno che la situazione non è il risultato della cattiva gestione di questo o di quel sindaco (magari giovane o alle prime armi). Vuol dire che c’è qualcosa che non funziona nella gestione del territorio nel suo insieme. Anche in molte altre regioni italiane gli ispettori dell’Unione hanno segnalato inesattezze e hanno avviato procedure di infrazione, ma mai così tante e così diffuse praticamente su tutto il territorio regionale. A non aver funzionato è l’intero sistema. E questo nonostante, grazie all’autonomia regionale (che costa cara ai siciliani in termini di tasse e imposte), dovrebbe essere più facile prendere alcune decisioni e agire di conseguenza.

Ma non basta. Alla situazione già grave della violazioni dei regolamenti e delle norme comunitarie riguardanti acque e rifiuti solidi urbani, si aggiungono anche le violazioni legate alle discariche abusive, alle eco balle, agli sgravi per le imprese legati ai rifiuti e al trattamento delle acque reflue. Tutti settori per i quali l’Unione europea ha avviato procedure di infrazione nei confronti degli amministratori del Bel Paese. Procedure che, in molti casi, si sono già concluse con la condanna dell’Italia (per le altre è prevedibile una fine analoga).

Condanne per la cattiva gestione dell’ambiente delle quali nessuno ha parlato né durante Expò 2015 né in occasione dell’incontro di tutti i paesi a Parigi per il COP21. Nessuno era si è preso la briga di informare i cittadini che saranno loro a dover pagare per tutto questo neanche nel proprio discorso di fine anno nè in nessuna altra occasione.

C.Alessandro Mauceri

 

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