Parlamento (britannico) a luci rosse

GREAT BRITAIN - NOVEMBER 15:  Members of House of Lords in robes at State Opening of Parliament, House of Lords, England, United Kingdom  (Photo by Tim Graham/Getty Images)
(Photo by Tim Graham/Getty Images)

Per una volta a finire sulle pagine scandalistiche dei giornali internazionali non sono i nostri parlamentari, ma quelli di un altro paese.

Questa volta è toccato ai flemmatici inglesi. John Sewel, 69 anni, già uomo chiave di Tony Blair e, dal 2012, vicepresidente e Chairman of Committees della House of Lords (ovvero colui che presiede le sedute di commissione ed è garante per l’applicazione dei regolamenti) è finito sulle prime pagine di tutti tabloid londinesi. E non solo.

Non per le sue scelte politiche, ma a causa di un video in cui compare nudo e in compagnia di quelle che vengono indicate come due prostitute, mentre sniffa strisce di polverina bianca sul seno di una di loro. Immediate le dimissioni. “Voglio scusarmi per il dolore e l’imbarazzo che ho causato”, ha scritto Sewel, secondo quanto riporta la Bbc, aggiungendo di sperare che la sua decisione di rinunciare al seggio nella House of Lords possa “limitare e aiutare a riparare” il danno.
In realtà non è la prima volta che Sewel finiva sulle prime pagine dei media. C’era già finito qualche anno fa a causa di certi rimborsi esagerati dalla Camera (oltre 400.000 sterline fra il 2001 e il 2010). Uno scandalo che non era stato sufficiente né a farlo dimettere né a mitigare certe sue battute in televisione (e poi ci lamentiamo dei nostri politici….): durante alcune interviste si era lagnato anche per il taglio da 300 a 200 sterline al giorno dei rimborsi per le spese di alloggio e manutenzione che gli venivano corrisposte per il ruolo pubblico che rivestiva.

Modi di fare che certo non si addicono ad un “lord”. Uno stereotipo quello del “lord” che pare debba essere rivisto. Specie dopo che da altre indagini, rivelate dall’Express, è emerso che sono centinaia di migliaia (circa 250mila) i tentativi di connessione a siti web dedicati al porno durante l’orario di lavoro rosse effettuati dai computer del Parlamento nel 2014. nel solo mese di aprile 2014 sarebbero state ben 42mila le connessioni a pagine classificate come pornografiche. Un’abitudine che non è casuale né occasionale né tanto meno riconducibile ad una forma di hacker aggio. Lo conferma il dato relativo all’anno 2013: quell’anno i membri del Parlamento si sarebbero collegati scatenati a siti web ‘con restrizioni’ per oltre 350.000 volte.
Flemmatico e molto “british” il commento di Jonathan Isaby, amministratore delegato della Taxpayers’ Alliance: “Speriamo che coloro i quali tentano di accedere a questi siti in Parlamento possano mantenere le loro ‘attività extra-curriculari’ in sicurezza e all’interno delle proprie quattro mura, perché questo non è un uso appropriato del tempo se a pagarne le spese sono i contribuenti”.

C.Alessandro Mauceri

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