Tra un po’, non ci basterà più un solo pianeta Terra …..

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Nei giorni scorsi si è avuta l’ennesima conferma (se mai ce ne fosse bisogno) che le misure adottate da politici, organizzazioni internazionali e convegni ambientalisti sono state, finora, inutili.

La scorsa settimana, infatti, si è “celebrato” l’Overshoot Day, ovvero il giorno in cui la domanda di risorse da parte delle popolazioni del pianeta supera ciò che la Terra può produrre in un anno. I numeri dimostrano che, in barba a tutti gli accordi e alle misure pro-ambiente, dal 1970, questo giorno cade sempre prima. La verità è che negli ultimi cinquant’anni le misure per ridurre le emissioni e i consumi sono state praticamente inutili. E l’Overshoot Day è passato dal cader il 23 dicembre (nel 1970) al 4 ottobre (nel 2000) e poi giù in picchiata fino al 2015 (ormai si celebra i primi di agosto).
È questo il risultato dell’analisi condotta dal Global Footprint Network, il centro studi internazionale sulla sostenibilità. Scopo dello studio è rilevare le esigenze dell’umanità e confrontarle con le risorse del Pianeta (la cosiddetta Impronta ecologica) tenendo conto della capacità dell’ambiente di far fronte a quelle esigenze (biocapacità).
La colpa di tutto questo è dei paesi maggiormente industrializzati e dei paesi in via di sviluppo. Primo fra tutti il Giappone che oggi avrebbe bisogno di 5 volte e mezzo le risorse di cui dispone sul suo territorio per soddisfare i propri consumi. A seguirlo, oltre all’Italia, la Svizzera, il Regno Unito e molti altri (tra cui ovviamente Usa, India, Cina e, sorprendentemente Grecia ed Egitto): paesi che, spesso, consumano più del triplo di quello che sarebbe loro diritto.

Ben peggiore della media (e ti pareva) la situazione a livello nazionale: l’Italia ha consumato le proprie risorse in soli 4 mesi (il giorno esatto è il 5 aprile). In altre parole, per fare ciò che fanno in modo sostenibile, gli italiani avrebbero bisogno di 3,8 “Italie”.

Nelle scorse settimane, la campagna elettorale negli Usa si è accesa intorno alla questione degli obiettivi da presentare al prossimo summit sul clima di Parigi, che si svolgerà a dicembre 2015. Eppure, stranamente, nessuno ha parlato di questi numeri. “L’accordo globale per abbandonare gradualmente i combustibili fossili potrebbe significativamente aiutare a frenare la consistente crescita dell’Impronta ecologica ed eventualmente a ridurla” ha detto Wackernagel, presidente del Global Footprint Network e co-ideatore del sistema di misurazione delle risorse.
Ad esempio, se tutti i paesi rispettassero le promesse fatte in vista della Conferenza delle parti delle Nazioni Unite (COP 21), secondo i calcoli del Global Footprint Network, l’Overshoot Day, nel 2030, potrebbe tornare al 16 settembre (sempre che si intervenga a su tutti gli altri fronti). Per contro se i vari pesi in via di sviluppo (e tra loro in primis Cina e India) continueranno a non prendere provvedimenti in tal senso, l’Overshoot Day continuerà ad anticiparsi (cadrebbe alla fine di giugno): in altre parole sarebbe come se per continuare a vivere fossero necessarie due “Terre”.

Le conseguenze dello sforamento sono note a tutti: deforestazione, siccità e scarsità di acqua dolce, erosione del suolo, perdita di biodiversità e aumento dell’inquinamento. Sono tutti effetti di questo consumo eccessivo di risorse. Secondo Mathis Wackernagel: “La sola impronta ecologica da carbonio dell’umanità è più che raddoppiata tra il 1970, anno in cui il mondo ha cominciato ad andare in sovraconsumo ecologico. Questa rimane la componente che aumenta più velocemente nel crescente divario tra l’Impronta Ecologica e la biocapacità del pianeta”.
C.Alessandro Mauceri

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