Grindadrap: una strage di cetacei camuffata tradizione

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Come ogni anno il 25 luglio è giorno di festa per gli abitanti delle FarOer circa 5000 persone che vivono su un arcipelago tra la Scozia, la Norvegia e l’Islanda, ma che ricade sotto la giurisdizione danese e, quindi, all’interno dell’Unione europea. In questo giorno nelle FarOer si celebra il rito del “Grindadrap”: centinaia di balene vengono attirate in acque basse (a volte spiaggiate), e quindi massacrate con lance e coltelli. Dopo lo smembramento, le parti del loro corpo diventeranno una merce pregiata da vendere in tutte le isole dell’Atlantico del Nord.

Chi volesse vedere un esempio di ciò che avviene potrà farlo qui
Una tradizione antica (risalirebbe ai tempi dei vichinghi norvegesi per i quali la pesca era ragione di vita) ma oggi ingiustificata ed estremamente cruenta. Proprio per questo motivo gli animalisti dell’associazione Sea Shepard hanno deciso di denunciare al mondo intero ciò che avviene in Danimarca. Nonostante gli abitanti delle Isole FarOer dichiarino che la caccia ai globicefali sia sostenibile e che serve soprattutto a scopi alimentari, gli attivisti della Sea Shepeherd sostengono invece che tale caccia non sia necessaria e che gli abitanti delle FarOer non hanno bisogno della carne di balena per sopravvivere.
E pare che le autorità siano proprio dalla parte degli abitanti di questo remoto arcipelago: hanno arrestato cinque gli attivisti, parte dell’equipaggio della nave Brigitte Bardot, con l’accusa di aver tentato di impedire la strage di oltre 250 balenottere catturate.
La caccia alle balene è da tempo in discussione, sebbene alcuni paesi continuino imperterriti a praticarla celandosi dietro giustificazioni pseudoscientifiche. Nell’Ue, però, la caccia alle balene è proibita da tempo. Ciò nonostante, il governo di Copenaghen ha dichiarato di non voler rispettare i regolamenti comunitari e di voler conservare la tradizione. La giustificazione addotta si basa su studi, come quello condotto dalla MarineBio Conservation Society, secondo i quali, nonostante non si conosca con precisione quanti siano gli esemplari di “balene pilota” globicephala, “è certo che la specie non sia in pericolo”.

Stando ai numeri messi a disposizione da Campaign Whale, un’associazione no profit per la salvaguardia di alcune specie marine, però, la caccia alle balene riguarderebbe ogni anno dagli 800 ai 1000 esemplari. Un giro d’affari non da poco. Non a caso, la caccia che, per preservare gli interessi delle aziende ittiche danesi e per evitare “incursioni” da parte di gruppi ambientalisti, avviene sotto la protezione di navi della marina danese.

C.Alessandro Mauceri

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